Sassonia, lo scavo ferma l’autostrada: 3000 anni di case perfette emergono dal fango

Il badile di Kathrin Balfanz ha appena sfiorato un palo di fondazione e il legno è rimasto intatto. Tre millenni. Nemmeno un tarlo si è permesso di toccare quella casa. A Wellaune, venti chilometri a nord di Lipsia, la State Road 2 doveva solo spostare di qualche centimetro il suo tracciato. Invece si è trovata di fronte un intero villaggio dell’età del bronzo, con i piani di posa ancora visibili come se il muratore fosse andato a prendere la pausa caffè ieri.

Un ettaro di case che nessuno ha mai abitato davvero

Il segreto è il fango della Mulde, l’antico corso del fiume che qui faceva un’ansa. L’acqua ha seppellito, il fango ha sigillato. Risultato: 1.900 reperti, 1900 racconti. «Non è un sito, è un atlante», sussurra Saskia Kretschmer, capo dipartimento all’Ufficio statale per l’archeologia. E la cifra parla da sola: 1900 oggetti in meno di un anno, un ritrovamento ogni due ore di scavo.

Le case sono del tipo a fossa per pareti: pali di quercia conficcati in trincee, blocchi d’argilla tra uno stipite e l’altro. Sopra, tetti di paglia. Sotto, il pavimento di battuto ancora improntato dei passi. Quando gli archeologi hanno tolto il primo strato di limo hanno visto il quadrato perfetto di una stanza da letto, il cerchio di un focolare, il buco del palo dove un bambino 3000 anni fa aveva nascosto un giocattolo di creta. «Un’instantanea», dice Balfanz. «Non una ricostruzione, una fotografia.»

La strada può aspettare, i resti no

La strada può aspettare, i resti no

La deviazione della B2 è calendarizzata per il 2025, ma la ministra dei Lavori pubblici sassoni ha già firmato la variante: i cantieri partiranno in parallelo, non dopo. Il motivo? Il legno, se asciuga, si disintegra in giorni. «Stiamo scavando contro il tempo», ammette la Balfanz. Il comune di Bad Düben – dove si incrociano tre strade statali – ha ottenuto finalmente la sua circonvallazione, ma dovrà convivere con i viadotti che passeranno a dieci metri dalle case dell’età del bronzo. Un compromesso che costerà 42 milioni di euro, 8 in più del preventivo: serve un tunnel di protezione per i reperti che resteranno sotto l’asfalto.

E il villaggio non è solo bronzo. Tra i piani di posa sovrapposti spuntano cocci di terra sigillata romana: qualcuno è tornato a vivere qui 1400 anni dopo. «Colonia continua», definisce la Kretschmer. «Un luogo che ha fatto ripartire il contatore ogni volta che il fiume cambiava letto.»

La palla di argilla che suona ancora

La palla di argilla che suona ancora

Lo scorso ottobre, a due passi, era emerso un campo d’urne. Tra le ceneri, una sferetta di creta piena di ciottoli. Scuotila: fa rattle, come un maracas. Gli archeo-musicologi l’hanno testata in laboratorio: il tono è fa diesis. «Una nota per accompagnare i morti», ipotizza Balfanz. «Forse la prima colonna sonora di cui abbiamo la partitura.» Ora la palla è in una teca con umidità controllata, ma ogni tanto la Balfanz la prende, la scuote e la musica di 3000 anni fa riempie ancora la stanza.

Il cantiere della circonvallazione aprirà il prossimo marzo. I camion entreranno da est, gli archeologi da ovest. Quando l’ultimo piano di posa sarà documentato, il traffico scorrerà sopra un ponte che non ha mai smesso di essere un ponte: tra il presente di cemento e il passato di quercia. Il conto delle sorprese non è chiuso. «Ogni palo che togliamo è una domanda», conclude la Balfanz. E la risposta, stavolta, rischia di arrivare in tempo reale.