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Stuttgart fischia la germania: reif stronca i tifosi «non c’entra il support»

Marcel Reif non ci sta. Due minuti dopo le due di notte, davanti a un microfono ancora caldo del post-partita, il giornalista tedesco ha scaricato sul pubblico di Stuttgart la frustrazione di una Nazionale che non riesce a decollare: «I fischi? Non hanno nulla a che fare con il support». Una frase che farà rumore più di qualsiasi analisi tattica.

Il clima avvelenato di una città divisa

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Lo scenario è l’MHPArena, ex Gottlieb-Daimler-Stadion, dove la Germania ha pareggiato 1-1 contro la Polonia in un’amichevole che più che un test sembrava un interrogatorio. Quando il referto è arrivato, gli spalti hanno risposto con un coro di fischi che ha invaso il rettangolo verde come un’onda d’urto. Reif, in collegamento per «Reif ist live» su Bild, ha interrotto il suo intervento per dedicare venti secondi di fuoco all’ambiente: «Se questo è il modo di trattare i propri giocatori, allora prepariamoci a un lungo inverno».

Lo scontento non nasce solo dal risultato. Stuttgart è da mesi un laboratorio di tensioni sociali: biglietti cari, pacchetti hospitality che escludono le curve tradizionali, una squadra cittadina (lo Stoccarda) che arranca in Zweite Bundesliga. Il pubblico della Nazionale, mischiato a turisti e corporate, ha trasformato l’evento in una valvola di sfogo collettiva. «Quello che si è visto è il volto di una Germania stanca di pagare 120 euro per sentirsi dire come tifare», commenta un osservatore di DFB presente in mixed zone.

Il dato che fa rumore è l’indice di fedeltà: meno del 42% dei presenti ha mai acquistato un abbonamento stagionale, percentuale mai scesa sotto il 55% nelle amichevoli pre-pandemia. Tradotto: il “pubblico casa” è sempre più spettatore occasionale, pronto a trasformare ogni errore in un insulto personale. Lo stesso Hansi Flick, dopo la partita, ha preferito defilarsi: «Non posso criticare chi paga il biglietto, ma i fischi non aiutano i ragazzi».

Reif, però, non è tipo che si tira indietro. Il suo monologo è diventato virale prima ancora di finire: 1,3 milioni di visualizzazioni in quattro ore, hashtag #ReifRaus subito tra i primi cinque trending topic tedeschi. Qualcuno gli ha rimproverato di dimenticare la libertà di espressione, altri lo hanno acclamato per aver finalmente detto in diretta ciò che molti tifologi pensano da mesi: il rapporto tra Nazionale e tifosi è rottamato, e non basta la retorica del “supporto incondizionato” per rimetterlo in piedi.

Il prossimo appuntamento è a Francoforte, il 4 giugno, contro la Colombia. La DFB sta valutando di abbassare ulteriormente i prezzi dei settori popolari, ma nelle sale operative di Francoforte circola un sospetto più cupo: se anche il Waldstadion fischiasse, allora il problema non è più il prezzo del ticket, ma il valore della squadra. E su quel terreno, neanche Reif può offrire un rimedio.