Egitto arresta una ragazza travestita da strega: il video sui social scatena la caccia alle streghe del regime
Una ragazza egiziana è finita in manette per aver camminato in piazza vestita da strega. È successo a Itsa, una cittadina della provincia di Fayum, a sud del Cairo. Il motivo? Un video da pubblicare sui social per aumentare visualizzazioni e guadagnare qualche sterlina. La notizia, diffusa dal Ministero dell’Interno su Facebook, ha il sapore di un macabro spettacolo: la giovane è stata identificata, interrogata e accusata di «aver causato scalpore tra i residenti».
Lo scenario è quello di un Egitto sempre più ossessionato dal controllo del web. Le autorità non hanno specificato l’accusa formale, ma il messaggio è chiaro: nemmeno un costume da Halloween è tollerato se fuori dal perimetro autorizzato. La ragazza, durante l’interrogatorio, ha ammesso di «amare truccarsi, costruire maschere e girare video». Un hobby. Un errore fatale.

Una caccia che dura da quattro anni
Questo arresto non è un episodio isolato. Dal 2020, l’Egitto ha lanciato una vera e propria crociata contro gli influencer. Più di 80 persone sono state fermate solo tra agosto e ottobre 2023. All’inizio le vittime erano donne che danzavano su TikTok, accusate di «violenza ai valori familiari». Ora la rete si è allargata: chiunque possa sembrare «diverso» rischia di finire nel mirino.
La clave è l’articolo 25 della legge egiziana sul cybercrimine, una formulazione vaga che permette di incriminare chi «minaccia la società». L’organizzazione per i diritti umani EIPR denuncia: «È diventato uno strumento per colpire chiunque, non solo le tiktoker». Chi pratica religioni minoritarie, chi sfida le convenzioni, chi osa essere visibile.
Il regime di al-Sisi ha trasformato il web in un teatro di guerra. Ogni video può diventare una trappola. Ogni like, una prova. Il caso della «strega di Itsa» è l’ultimo atto di una commedia grottesca: non c’è incantesimo, solo un cellulare e la fame di followers. Ma in Egitto, anche questo può costarti la libertà.
