Euro sotto 1,15 dollari, la guerra in iran spaventa i mercati
L’euro ha ceduto il passo e si è arreso sotto 1,15 dollari. Alle 15:00 GMT quotava 1,1467, in calo di quasi un centesimo rispetto alla chiusura di ieri. Il Bce ha fissato il cambio di riferimento a 1,1484. Una piccola fuga che nasconde un segnale grande: la zona euro trema per la guerra in Iran e per la benzina che si riaccende.

La fiducia torna a settembre 2025
Lo dicono i numeri, non le chiacchiere. L’indice di sentimento economico (ESI) è precipitato a 96,6 punti dopo il 98,2 di febbraio. È il minimo da settembre, quando la ripresa sembrava un miraggio. Aziende e famiglie guardano con sospetto i listini e rimandano spese e investimenti. Il clima è quello di chi attende il tuono dopo il lampo.
Il motivo? Il petrolio. Il Brent ha guadagnato un altro 2,85% sfiorando i 116 dollari al barile, il WTI è salito dell’1,70% oltre 101. In Germania l’inflazione è balzata al 2,7% contro l’1,9% di febbraio. Il gas TTF ha aggiunto il 2,44%, toccando 55,5 dollari. Tehran promette rappresaglie, Washington non esclude l’opzione di una «missione di pace» sul suolo iraniano. I mercati fanno i conti e non gradiscono il copione.
Dentro la torre di Francoforte, alcuni membri del Board del Bce mormorano che «aprile è troppo presto» per alzare i tassi. Hanno tempo, dicono. Ma il tempo, quando i prezzi volano e la fiducia affonda, è una risorsa che si scioglie come neve al sole.
La moneta unica ha oscillato oggi tra 1,1455 e 1,1521. Un range stretto, un respiro corto. I trader guardano oltre l’Atlantico, dove la Fed mostra meno pazienza. Qui da noi, la Bce si aggrappa ai dati. Peccato che i dati, per ora, raccontino solo una storia: meno fiducia, più caro tutto, guerra lontana ma bolletta vicina.
