Il trucco che nessuno dice: fallimento e invalidità, la combo che cancella il debito
Se l’assegno Inps è l’unica voce che entra in casa e le rate della carta di credito somigliano a una morsa, c’è un varco legale che pochi conoscono: il debito può evaporare anche quando si vive con una percentuale di invalidità. Il trucco sta nel capitolo 7 del fallimento personale, la procedura che in tre-cinque mesi azzera i saldi delle carte e non tocca neanche un euro della pensione di invalidità.
La doppia protezione che nessuno spiega in chiaro
Primo scudo: l’Inps, per legge, non può pignorare l’assegno. Secondo scudo: il capitolo 7 esclude quel reddito dal calcolo del cosiddetto “means test”, il vaglio patrimoniale che decide se sei abbastanza povero da cancellare i debiti. Risultato? Anche chi percepisce 1.600 euro al mese di invalidità civile può superare il test e vedere sparire 20.000 euro di carta revolving. L’avvocato milanese Lucia Viesti ha appena chiuso il caso di un artigiano 53enne con 64% di invalidità: 43.000 euro di debito estinti, zero pignoramenti, patrimonio immobile salvo.
Il rovescio della medaglia è il capitolo 13, quello del piano di rientro. Qui il giudice può considerare l’invalidità “reddito disponibile” e costringere a rate da 50-70 euro per cinque anni. Salto mortale: se salti anche solo due paghi, il piano fallisce e il debito resuscita intero. Per questo i tribunali del Lazio, negli ultimi dodici mesi, hanno respinto il 38% dei capitolo 13 presentati da invalidi: il giudice li ha ritenuti “inesigibili” e ha consigliato la strada più rapida, il capitolo 7.

Quando il banco prova a giocarsi la carta del “spending check”
La banca non si arrende. Se hai prelevato 1.000 euro di contante tre mesi prima della domanda, il curatore può contestare “reato di favoreggiamento alla bancarotta fraudolenta”. È raro, ma accade: nel 2023 il tribunale di Brescia ha negato la cancellazione a una donna con 78% di invalidità perché aveva comprato un televisore da 1.200 euro a rate a gennaio e chiesto il fallimento a marzo. Il consiglio: conservare ogni scontrino, tenere la spesa al di sotto dei 600 euro e non toccare i prestiti “fido” nei sei mesi prima della domanda.
Esiste un’altra scorciatoia che costa zero euro: dichiararsi “insolubile di fatto”. Basta mandare una raccomandata alla banca allegando certificato Inps e patrimonio zero. Le società di recupero crediti spesso abbandonano: per loro processare un invalida con casa in usufrutto è solo una perdita di tempo. Il credito resta, ma non c’è aggressione. Nel 2022 sono 14.700 le lettere di questo tipo spedite in Italia; l’80% ha bloccato le azioni di pignoramento.
Il punto di non ritorno si misura in un numero: 24. È la percentuale di interesse medio che una carta revolving applica dopo lo “sconto” per invalidità. A quel tasso un debito di 5.000 euro diventa 8.300 in tre anni anche se non compri più nulla. Quando la matematica supera la pensione, il capitolo 7 non è più un’opzione: diventa l’unico vaccino contro un’infezione finanziaria senza tregua.
