Francia atterra la colombia e vola verso il mondiale: doué show, thuram sigilla il 3-1
Una doppietta di Désiré Doué e il colpo di testa di Marcus Thuram hanno trasformato il Northwest Stadium di Landover in un laboratorio di certezze per Didier Deschamps. La Francia ha battuto 3-1 la colombia, archiviato la seconda amichevole negli States e allungato la striscia a nove partite senza perdere: otto vittorie e un pareggio, numeri da vigilia di Mondiale.
Doué e thuram, la riserva che sa di titolare
Il ragazzo di 19 anni ha raccolto il testimone lasciato da Kylian Mbappé — schierato solo nel finale — e ha risposto con due fulmini: il primo al 22', il secondo cucito da Thuram dopo uno scambio da scuola calcio. Era il minuto 55 quando il 3-0 ha chiuso i giochi, ma la colombia ha ancora provato a scrollarsi di dosso l'etichetta di sparring partner. Luis Díaz e James Rodríguez hanno spaventato Mike Maignan nei primi minuti, poi il ritmo europeo ha fatto il resto.
La rete di Jáminton Campaz al 63' è servita solo a rendere meno amaro il passivo: la Francia ha girato, sperimentato, fatto riposare mezza squadra e comunque domato un'altra big sudamericana, quattro giorni dopo il 2-1 al Brasile. Il dato che fa riflettere: Deschamps ha cambiato otto titolari e il punteggio non è mai sembrato in discussione.

Stati uniti, campo di prova per un trono da difendere
La tournée americana si è chiusa senza infortuni e con una graduatoria di certezze in più: Eduardo Camavinga regge il centrocampo, Benoît Badiashile non si scompone in difesa, Thuram ha fame da vendere. Il ct ha provato il 4-3-3, il 4-2-3-1 e persino un ibrido col falso nueve, collezionando risposte positive come se stesse compilando un modulo di ordine on line.
Mbappé è entrato al 79' e il pubblico ha urlato il suo nome per tre minuti di fila: il campione è pronto, il gruppo è compatto, il calendario dice che mancano meno di sessanta giorni al calcio d'inizio del Mondiale. La Francia non ha ancora alzato il trofeo, ma ha già vinto la partita più difficile: convincere se stessa di poter vincere anche senza il suo uomo simbolo in campo.
