Francoforte balza sull’ottimismo trump-teheran mentre il grego vola al 55%
Il DAX 40 ha chiuso a +1,18% a 22.562 punti, scommettendo su un dietrofront iraniano dopo le minacce di Trump: «Se non troviamo l’accordo, colpiamo centrali e raffinerie». In parallelo, a Francoforte si respirava già il peso del petrolio che ha toccato 120 dollari: la benzina tedesca è aumentata del 55% in un mese.

I numeri che fanno tremare le tasche
L’inflazione tedesca è schizzata al 2,7% a marzo, massimo da due anni. Lo scatto del gas (+70%, a 54 euro/MWh) spinge verso l’alto i listini delle utility: RWE ha guadagnato il 3,3%, mentre Siemens Energy ha ceduto l’1,7% perché i costi delle turbine rischiano di esplodere. Il greggio caro, però, ha trasformato i titoli immobiliari in rifugio: Scout24 e Vonovia salgono entrambi sopra il 2,8%.
Wall Street osserva e scommette su un vertice lampo. Il problema è che nessuno sa chi rappresenti davvero Teheran: Trump parla di «nuovo regime più ragionevole», ma la guida suprema non ha mai aperto canali ufficiali. Il rischio è un bluff che lascia il petrolio a 120 dollari per mesi.
Intanto, alla Commerzbank qualcuno ha iniziato a vendere: -1,2% a 30,19 euro. Le banche tedesche temono che tassi alti per troppo tempo affoghino famiglie e PMI, mentre SAP festeggia il rialzo con un +3,1%: le aziende corrono a digitalizzarsi per alleggerire i costi energetici.
La partita si giocherà entro Pasqua. Se Trump ottiene il «sì» iraniano, il DAX può sfondare i 23.000. Se no, la stagione dei conti del secondo trimestre puzzerà di nafta e di recessione.
