Gaza, l'aiuto umanitario si blocca per la pasqua: israele chiude i valichi
Due giorni di chiusura totale. Il COGAT, l’ufficio militare israeliano che gestisce gli affari civili nei territori occupati, ha annunciato che il 2 e l’8 aprile i valichi verso Gaza resteranno sbarrati. Motivo: le festività di Pesach. Traduzione: nessun camion di cibo, medicine o carburante entrerà nella Striscia.

La «pausa» che costa caro
Kerem Shalom, l’unico passaggio commerciale controllato da Israele, diventa un parking di mezzi fermi per due turni. Il COGAT promette che la merce già scaricata dal lato palestinese potrà essere ritirata, ma sul campo resta il dubbio: chi la distribuirà se le Ong sono già senza benzina?
L’esercito israeliano insiste: «Facciamo entrare ogni giorno centinaia di tir, quattro volte il fabbisogno». Peccato che i dati Onu raccontino un’altra storia: quantità maggiori, sì, ma varietà zero. Risultato: orzo e ceci in abbondanza, antibiotici e insulina introvabili. I prezzi nel mercato interno? Alle stelle.
Lo schema è vecchio come l’occupazione. Festa ebraica, frontiera blindata, popolazione di Gaza relegata a digiuno forzato. La differenza stavolta è la tempidica: a cinque mesi dall’offensiva militare, il sistema sanitario è un cimitero di macerie. Ogni giorno di stop significa neonati nei corridoi e dialisi sospese.
Il COGAT chiude, l’Onu protesta, i camion restano in fila. Nel frattempo, a Rafah, dall’altra parte del confine egiziano, i generatori continueranno a consumare l’ultimo carburante rimasto. Quando finirà, le luci si spegneranno. Nessuna festività riaccenderà la corrente.
