Ginevra accusa: gli emirati pilotano il genocidio nel darfur

Gli Emirati Arabi Uniti sono il motore occulto della guerra civile sudanese e, se la comunità internazionale volesse davvero fermare il massacro, basterebbe tagliare i loro rifornimenti. Lo ha detto, senza mezzi termini, Minni Arkou Minnawi, governatore deposto del Darfur, davanti ai cronisti accreditati all’Onu a Ginevra.

La frase è una bomba: «Le forze RSF sono un burattino; ogni volta che provano a trattare, Abu Dhabi tira le file e la guerra riprende». Minnawi, zaghawa, parla da uomo che ha perso ogni potere effettivo: i paramilitari controllano l’85% del territorio e stanno ripetendo, passo dopo passo, il genocidio del 2003.

Il calendario di un nuovo sterminio

Secondo i suoi calcoli, dal 15 aprile 2023 ci sono nove milioni di sfollati, venti milioni di sfollati interni e un’intera città, Al Fasher, caduta dopo 18 mesi d’assedio. Le stesse milizie Janjaweed – ora ribattezzate Rapid Support Forces – guidano pulizia etnica e stupri sistematici. «Sono gli stessi uomini, le stesse sigle, lo stesso disegno: cancellare chi non è arabo», ha denunciato.

Lo scorso ottobre le RSF hanno chiuso l’accerchiamento su Al Fasher, roccaforte dell’esercito regolare. Risultato: migliaia di civili morti, ospedali bruciati, raccolti distrutti. Il governatore sostiene che senza il via libera di Abu Dhabi l’offensiva non avrebbe mai avuto il carburante per muovere le sue colonne di pickup.

Il flusso di armi non si ferma

Il flusso di armi non si ferma

La guerra nel Golfo – con l’Iran che colpisce le navi degli Emirati – non ha intaccato il traffico. «Due settimane fa sono arrivati oltre 300 veicoli blindati attraverso la Libia e il Ciad. Passano le frontiere aperte, scaricano armi, soldi, droga per pagare i combattenti», ha raccontato Minnawi, mostrando foto satellitari agli inviati.

L’intervento richiesto è brutale nella sua semplicità: embargo immediato su Dubai e Abu Dhabi, congelamento dei conti, pressione diplomatica. «Una settimana e la guerra finisce», ha ripetuto. «Ma finché l’Occidente guarda altrove, il Darfur continuerà a bruciare».

Il silenzio che segue la conferenza stampa è assordante: nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna promessa concreta. Intanto, a Nyala, a Geneina, a Zalingei, i villaggi zaghawa, masalit e fur vengono dati alle fiamme. Il secondo genocidio è già in corso; il tempo per fermarlo scorso.