Guatemala in bilico: oea ferma il gioco dei corruttori prima del 16 maggio
La Missione speciale OEA è uscita dal palazzo presidenziale di Guatemala City con una frase che suona come un ultimatum: «La prossima settimana deciderà se il paese torna a essere un Stato di diritto o resta un supermercato delle toghe». Il 16 maggio è la data cruciale: quel giorno il presidente Bernardo Arévalo dovrà scegliere il successore di Consuelo Porras, la capo della Procura già sanzionata da Washington e Bruxelles per aver trasformato l’accusa in un affare di famiglia.
La lista corta dei sei «intoccabili»
La Commissione di selezione ha in mano i curricula di 26 magistrati, ma solo sei supereranno il muro. La postilla dell’OEA è chiarissima: «Il merito non è una formalità, è l’unico antidoto al narcogeld che dal 2015 ha comprato sentenze chiave». Tradotto: se il nome uscito dal cappello sarà quello dell’amico dell’amico, la settimana dopo scatta l’espulsione dal sistema SWIFT delle banche guatemalteche. Un embargo finanziario che costereà al paese 1,2 miliardi di dollari di rimesse frenate.
Lo scenario è già scritto. Alle 3 del mattino del 14 aprile, quando il Congresso consegnerà le chiavi della Corte costituzionale, la piazza principale sarà blindata da 3.000 agenti anti-sommossa. Il timore è un replay del 2017, quando un gruppo di deputati tentò di juramentare giudici fantasma. Questa volta, però, l’OEA ha installato cinque telecamere a circuito chiuso dentro l’aula e trasmetterà in streaming ogni voto. Nessuna manina potrà alzarsi senza che il mondo lo veda.

La bomba dell’università di san carlos
Mentre tutti guardano alla Procura, l’altra partita si gioca all’Universidad de San Carlos. Il prossimo 8 aprile si elegge il rettore, ma mancano ancora 42 membri del claustro elettorale. Perché è importante? Perché quell’ateneo pubblico — l’unico del paese — ha il diritto di nominare 3 dei 13 magistrati della Corte costituzionale. È il passaggio preferito dai capitani di cartello: basta controllare il rettore e si può blindare la magistratura per dieci anni. L’OEA ha già avvertito: se l’elezione slitta o è contestata, scatterà la clausola di sospensione degli accordi di cooperazione da 450 milioni firmati a Bruxelles a gennaio.
Il dossier che circola negli uffici del ministero degli Esteri è spietato: almeno quattro dei candidati rettore hanno ricevuto finanziamenti opachi attraverso 12 fondazioni shadow registrate in Panama e in Delaware. I flussi, scoperti da una task-force anti-riciclaggio congiunta Italia-Spagna, ammontano a 8,7 milioni di dollari entrati nel 2023. Sono bastati a comprarsi 18 voti su 54. Ora la procura antimafia di Roma ha trasmesso gli atti all’FBI: un’indagine parallela che potrebbe portare a sanzioni personali prima ancora che il nuovo rettore posi il giuramento.
Il conto alla rovescia è partito. Guatemala ha 45 giorni per dimostrare che le istituzioni non sono in vendita. Se fallisce, il prossimo presidente dovrà amministrare un paese senza tribunali credibili, senza università indipendente e con un esercito di narcos che già controlla il 30% del territorio. La parola d’ordine, consegnata ieri sera dall’inviato OEA a un gruppo di studenti in piazza, suona come una minaccia e una promessa: «O il 16 maggio scegliete la giustizia, o il 17 vi sveglierete nel Venezuela del 2010».