Hidalgo avisa: il córdoba affamato è il peggior cliente possibile

Antonio Hidalgo non si lascia ingannare dal tabellino. Sette giornate senza vittorie, un solo punto su 21: il Córdoba è in caduta libera, ma all’uomo che guida il Deportivo la classifica fa acqua. «È un avversario che ci presserà altissimo, ci stresserà per novanta minuti. E quando un top club spagnolo si sente con le spalle al muro, diventa letale.»

Parola di tecnico che conosce il calcio di Segunda come le tasche dei suoi allenatori. In conferenza stampa, Hidalgo ha spento sul nascere ogni facile ottimismo. Il ragionamento è lucido: l’1-0 interno col Huesca ha dato ossigeno, non certezza. E il calendario, con tre partite in otto giorni, è un boomerang per le rotazioni.

L’identità non si svende per tre punti

Lo sa bene Iván Ania, suo amico d’infanzia e artefice del gioco andaluso. I due non si sentono da settimane, ma l’analisi tattica è già scritta: «Mi ha dato una squadra riconoscibile, con il pallone tra i piedi e la fame di chi deve risalire la china. Non cambierà il suo credo per un momento no.» Tradotto: il 4-3-3 rombo resta, e il pressing asfissiante pure.

Il dato che fa tremare Riazor è un altro. Il Córdoba ha tirato 137 volte nelle ultime sette gare: media di quasi 20 conclusioni a partita. Non ha mai smesso di costruire, solo di concretizzare. «È un problema di zona d’impatto, non di identità» ha sintetizzato Hidalgo, che ha fatto visionare ai suoi i video degli ultimi 180 minuti andalusi. Risultato: 34 recuperi palla nella metà campo avversaria. Un campanello d’allarme rosso fuoco.

Il Deportivo, dal canto suo, arriva a questa sfida con il miglior bilancio difensivo di sempre dopo 32 giornate: 28 gol subiti. Ma la sensazione è che il vantaggio possa evaporare in un amen. «Abbiamo conquistato il diritto di lottare per tutto, ma la quota playoff è un ago in un pagliaio. Basta un passo falso e ti ritrovi a guardare dall’altra parte del burrone.»

Il calendario è un avversario in più

Il calendario è un avversario in più

Mercoledì Huesca, sabato Córdoba, martedì Albacete. «Il volume di minuti è un killer silenzioso» ha ammesso lo staff medico. Hidalgo ha già avvertito: turnover sì, ma mirato. Fuori i centrali con minutaggio da record, dentro il giovane Granero che ha recuperato 47 palloni in 450′. «La freschezza mentale vale doppio della gamba in questa fase.»

Intanto, l’ambiente galiziano si è scaldato. I biglietti per la Curva Riazor sono andati sold out in 43′, record stagionale. Un segnale: la città crece, ma la paura di un’altra delusione serpeggia. «Dobbiamo onorare l’abbonato che ha pagato anche le trasferte di novembre» ha detto il capitán Álex Bergantiños. «Lui non perdona l’ennesima falsa partenza.»

La partita, in fondo, è uno specchio della Segunda: nessuna gerarchia fissa, solo umiltà e fatica. «Chi si illude che vincere sia facile, qui finisce sotto la macchina» ha chiuso Hidalgo, già con la testa al riscaldamento di domani. Il Córdoba è ultimo in forma, ma primo in rabbia. E nella lega dove un gol può valere un anno di stipendio, la rabbia è la carta più pericolosa che esista.