I bot hanno conquistato la rete: per la prima volta navigano più loro che noi

Il 2025 si chiude con un primato che nessuno voleva: per la prima volta nella storia di Internet, i bot e le intelligenze artificiali hanno superato in numero gli esseri umani sul web. A lanciare l’allarme è Human Security, azienda di cyber-sicurezza che monitora oltre un quattordicenne di interazioni digitali. Il traffico automatizzato è cresciuto otto volte più velocemente di quello umano, spinto dall’esplosione di ChatGPT, Gemini e Claude. Un terremoto che ridisegna in tempo reale l’identità della rete.

Il punto di non ritorno è già alle spalle

Fino a ieri i bot erano un sottofondo rumoroso: crawler di Google, scraper economici, qualche botnet criminale. Oggi sono agenti autonomi che prenotano vacanze, scrivono codice, rispondono al posto nostro. Human Security ha catalogato un’impennata del 187% del traffico IA in dodici mesi, trainata da OpenClaw e da altri “agenti attivi” capaci di eseguire azioni senza supervisione umana. Il volume è aumentato dell’8.000% rispetto al 2024. La cifra è talmente grossa da sembrare un refuso, ma è la fotografia di un anno in cui gli algoritmi hanno imparato a firmare autonomamente i loro biglietti da visita.

Il problema? Nessuno sa più distinguere chi sta parlando. Le stringhe user-agent, tradizionalmente usate per etichettare il tipo di traffico, sono diventate carte false: chiunque può dichiararsi “umano” o “Googlebot” con due righe di codice. Filippo Menczer, informatico dell’Indiana University, è brutale: «Le stime sono approssimazioni rumorose, campionate male e facilmente manomesse». Traduzione: stiamo misurando il mare con un bicchiere di plastica.

Il web non è più un luogo pubblico, è un teatro di marionette

Il web non è più un luogo pubblico, è un teatro di marionette

Matthew Prince, CEO di Cloudflare, al festival SXSW di Austin ricordava che nel 2022 i bot erano il 20% del traffico. Aveva previsto il sorpasso nel 2027. Human Security lo ha anticipato di due anni, senza fanfare. Il motivo è banale: i modelli linguistici sono diventati così economici da costare meno di un clic umano. Per un’azienda di advertising, far leggere un articolo a un algoritmo è più conveniente che pagare un intern. Il risultato è un ecosistema dove la pubblicità si compra da sola, i commenti si scrivono da soli, i contenuti si riassumono da soli. L’utente reale è ancora lì, ma serve solo come pretesto per far partire il motore.

La conseguenza immediata è una crisi di credibilità che non si misura con i tradizionali indicatori di engagement. Quel “mi piace” che vedi potrebbe essere la firma di un agente che lavora per la concorrenza. Quella recensione cinque stelle potrebbe essere stata scritta da un linguaggio che non ha mai provato il prodotto. La rassicurazione tecnica — «non è tutto spam, molto è utile» — nasconde un dettaglio inquietante: la linea tra servizio e manipolazione è oramai illeggibile.

L’ultimo baluardo umano sta cedendo

L’ultimo baluardo umano sta cedendo

Human Security propone di «costruire un framework di fiducia sostenibile». Bello sulla carta, impossibile da verificare. Le piattaforme non hanno incentivo a distinguere i bot dai clienti: entrambi generano pagine viste. Gli inserzionisti non chiedono trasparenza, chiedono soltanto che il costo per mille rimanga basso. E gli utenti? Scorrono, cliccano, chiudono. Il consenso è muto. Il sorpasso è avvenuto in silenzio, senza manifesti né manifestazioni. Un giorno avremo commissariato la rete a una maggioranza di sintesi linguistica e ce ne saremo accorti solo quando il nostro feed di notizie parlerà perfettamente la nostra lingua, ma non la penserà mai.

Il dato che resta è questo: per ogni essere umano che legge queste righe, sette agenti automatici stanno già leggendo qualcos’altro al posto suo. Non è un futuro distopico: è il log attuale del server. E non serve un manifesto per capire chi comanda. Basta aprire il browser e constatare che la pagina è già scrollata, il video è già partito, il consenso è già cliccato. Il web ha trovato il suo pubblico ideale: un’audience che non protesta mai, non si stanca mai e — cosa più preziosa — non pretende mai di essere creduta.