Secondo un rapporto pubblicato lunedì dal Wall Street Journal, diverse spie cinesi sono state arrestate in un raid a sorpresa in una base militare americana e in altri luoghi sensibili.

Le attività sospette di questi agenti, spesso travestiti da turisti, hanno sollevato gravi preoccupazioni per la sicurezza nazionale tra i funzionari statunitensi.

Funzionari statunitensi citati nel rapporto affermano che negli ultimi anni ci sono state circa 100 incursioni cinesi in aree vicine a infrastrutture critiche. Il ripetersi di questi incidenti ha sollevato il sospetto che queste persone agiscano per conto dei servizi di intelligence del governo cinese.

La maggior parte degli episodi di immigrazione clandestina si sono verificati nelle zone rurali lontane dai luoghi turistici e dagli aeroporti commerciali.

Uno degli incidenti è avvenuto vicino al Kennedy Space Center in Florida, dove un uomo cinese è stato avvistato mentre si tuffava vicino a un sito di lancio di missili.

A Key West, in Florida, centro della comunità dell’intelligence americana, si sono verificati episodi di cittadini cinesi che si sono spacciati per turisti, hanno nuotato vicino a strutture e hanno scattato foto sospette.

In alcuni casi, tale ingresso non autorizzato ha portato ad arresti e procedimenti giudiziari. Nel 2020, tre cittadini cinesi si sono dichiarati colpevoli di violazione di domicilio e di aver scattato fotografie alla base aerea navale di Key West sono stati condannati.

C’è stato anche il caso di un cinese che sosteneva che Google Maps lo indirizzava sempre al fast food “più vicino” situato vicino a una base militare.

Il rapporto cita anche cittadini cinesi che si fingono turisti e cercano di aggirare le guardie di sicurezza nelle basi dell’esercito impegnate nella guerra nell’Artico, come Fort Wainwright in Alaska.

I funzionari statunitensi vedono gli incidenti come una tendenza “preoccupante e crescente”, che indica un possibile obiettivo cinese di documentare le pratiche di sicurezza nelle strutture federali sensibili.

Finora la Casa Bianca, l’FBI e il Pentagono non hanno commentato il rapporto del Wall Street Journal.

Lascia un commento