Il balletto nazionale di cuba balla al buio: due prime col fuoco alle calcagna
Cinque ore di black-out al giorno, file per un litro di gasolio, ospedali senza corrente. A L’Avana, però, il palcoscenico è sacro: il 17 aprile il Balletto Nazionale di Cuba porta in scena due assolutamente nuove di Mauro de Candia, coreografo italiano che ha venduto il suo Aria sospesa e La morte del cigno a un paese che non riesce più a tenere acceso il frigorifero.
Il gesto di viengsay valdés: danzare dentro il buio
Viengsay Valdés, prima ballerina e direttrice della compagnia, ha firmato il calendario con inchiostro che sa di sfida: tre serate alla Sala Avellaneda del Teatro Nazionale, 19-21 aprile, mentre le ambulanze restano in garage per mancanza di carburante. «Se spegnono la luce, accendiamo noi», ha detto a pochi tecnici rimasti, rifiutando il rinvio. Il ministro della Cultura ha trovato 1.200 litri di gasolio per i gruppi elettrogeni: meno di quanto bruci in un giorno un hotel di Miramar, ma sufficiente a far filtrare il pubblico al buio con i cellulari puntati verso il sipario.
De Candia, ex étoile dello Staatsballett Berlino, ha accettato cachet zero. Ha portato con sé solo luci led a batteria e un contratto che vieta ogni rappresaglia politica: «Non voglio che il mio lavoro diventi un manifesto, ma nemmeno una resa». L’allestimento costa meno di una roulotte usata: scenografie riciclate da vecchi allestimenti Alonso, costumi aggiustati con ago e pazienza, scarpe da punti rimesse a nuovo con colla da barca.

Il blocco che si balla: cronaca di una capitale alla candela
Da gennaio Washington ha stretto la morsa sulle importazioni petrolifere: nessuna nave senza verifica sanzionatoria. Risultato: -62% di carburante disponibile, blackout programmati di otto ore, code per il pane che ricordano il 1994. La cultura è considerata “non essenziale”: cinema chiusi, teatri aperti solo il weekend, orchestre ridotte a quintetti. Il BNC ha perso tre tour all’estero e con essi i dollari che finanziavano le sovvenzioni. Il pubblico, però, ha già svuotato la prevendita: 4.500 biglietti in 48 ore, prezzo equivalente a due settimane di stipendio medio.
Il repertorio strizza l’occhio all’emergenza. La fille mal gardée rivisitata da Alicia Alonso torna in scena con gag che nascondono i buchi di luce: Lise cade nel buio reale, Colas la cerca con una torcia. Sinfonía di James Kelly, concepita per nove soli uomini, è stata ridotta a cinque perché gli altri quattro sono emigrati in Messico la settimana scorsa.
Alle prove generali il generatore ha smesso di funzionare per sette minuti. Nessuno ha battuto ciglio: i danzatori hanno continuato a contare internamente la musica, come faceva Alonso quando andava in tour nei paesi satellite e l’amplificatore esplodeva. Il pubblico in platea – accaldato, con i programmi usati come ventagli – ha applaudito al buio. È stato il momento in cui l’arte ha vinto il black-out, non il contrario.
Quando il sipario calerà, il BNC avrà bruciato l’ultimo barile di gasolio disponibile per il trimestre. Il costo reale di queste tre sere è 0,83 dollari a persona: meno di un caffè all’Hotel Nacional. Ma per un’isola stanca di contare i watt, contare i passi di danza è già una forma di resistenza. Il 20 aprile, giorno della seconda replica, è anche l’anniversario del pezón che nel 1961 portò l’esercito di Cuba alla vittoria di Playa Girón. Stavolta la battaglia si combatte sulle punte. E, per una volta, nessuno sa già chi vincerà.