Il bce taglia i tempi sul rischio: via la gabbia preventiva, arriva il controllo a sorpresa

Da ottobre le banche potranno cambiare i loro modelli interni di rischio creditizio senza aspettare il via libera di Francoforte. Il bce ha deciso di togliere il freno a mano: basterà una verifica ex post, salvo poi vedersi bloccare il risparmio di capitale se il nuovo algoritmo fa emergere coefficienti più bassi.

Il patto: corsia libera, ma con un pavimento di capitale

La svolta è contenuta in una circolare diramata lunedì dal Comitato di vigilanza. Fino a ieri ogni modifica sostanziale al modello — quei software che traducono in numeri la probabilità di insolvenza di un mutuo, di un'impresa o di un project bond — doveva passare per una istruttoria blindata: ispezioni in loco, domande a raffica, mesi di stand-by. Risultato: gli istituti tenevano doppi registri, uno ufficiale e uno «in attesa», appesantendo i costi informatici e i capitelli immobilizzati.

Ora la logica si capovolge. La banca comunica la modifica e la applica subito, ma il beneficio in termini di requisiti patrimoniali resta cinto da un «pavimento» — la soglia precisa non è stata resa nota — finché i tecnici del bce non bussano alla porta. Se l'indagine di superficie conferma che il modello è solido, il limite salta. Se no, il risparmio di capitale scompare e possono scattare sanzioni.

Lo scambio è chiaro: velocità contro certezza. Le banche ottengono flessibilità; il supervisore si tiene la cartolina di una visita a sorpresa, quando e dove meglio crede.

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I numeri spiegano perché la BCE ha cambiato marcia. Solo quest'anno sono partite 74 missioni di audit sui modelli interni. Più di nove su dieci sono state innescate dalle banche stesse per ottenere l'ok a un aggiornamento. Una macchina da guerra che ha bloccato risorse umane per mesi, costringendo la vigilanza a inseguire invece di scegliere i bersagli.

Con la nuova procedura l'ispezione in loco scatterà solo quando il rischio sarà giudicato «elevato». Traduzione: se il modello alleggerisce le pesi di rischio di un portafoglio di derivati o di mutui subprime, i funzionari arriveranno. Se si limita a rifinire la curva di default di una controparte corporate di medio profilo, niente missione.

Il cambio di passo non è privo di colpi di scena. Il BCE si riserva infatti di mettere il bastone tra le ruote nei casi «sensibili» — categoria non definita, lasciata alla discrezionalità dei supervisori. Insomma: la corsia preferenziale esiste, ma resta un semaforo giallo sempre acceso.

Per le big del credito europeo è un'opportunità ghiotta. Poter aggiornare i modelli senza doppi passaggi significa liberare miliardi di capitale in tempi rapidi, pronti per essere restituiti agli azionisti o impiegati in nuovi prestiti. Ma il prezzo è un'incognita: il pavimento minimo potrebbe mangiarsi buona parte del risparmio e, se l'indagine futura trova buchi, la fattura sarà salata.

La partita si giocherà nei prossimi bilanci. Il primo ottobre è dietro l'angolo e nessuno vuole perdere il treno. Ma la storia insegna: chi corre troppo coi modelli di rischio, prima o poi inciampa sullo stress test. E il BCE, stavolta, ha già pronta la rete di salvataggio — ma anche il fucile del prelievo forzoso.