Il caffè vola a +18,4%: è la voce che spacca la spesa usa

Da quattro a nove dollari la libbra in sei anni. Il caffè è diventato la bomba inflazionista nascosta nel carrello degli americani: nessun alimento base è cresciuto di più, nemmeno l’uovo o la carne. A febbraio il Bureau of Labor Statistics ha registrato un balzo annuale del 18,4%, record tra tutti i prodetti alimentari. È un aumento che fa male al portafoglio prima ancora che al palato.

La tempeta perfetta: siccità, dazi e fondi speculativi

Il disastro è nato lontano, nei campi di Brasil e Vietnam. Le piogge mancate nel 2024 hanno tagliato la produzione di arabica e robusta proprio quando le scorte USA erano già al minimo. Poi è arrivata la mano di Donald Trump: nel luglio 2025 un dazio del 40% sul caffè brasiliano, revocato solo a febbraio dalla Corte Suprema. Il danno, però, era incassato: i container già in mare avevano fatto il prezzo nuovo. I fondi hedge, fiutando il sangue, hanno caricato i future di caffè C a New York, spingendo la volatilità a livelli da bitcoin. «Prezzi assurdamente volatili», li ha definiti Peter Roberts, professore di economia ad Emory. A cui si aggiunge la tensione petrolifera per la guerra in Iran: ogni centesimo di trasporto in più finisce nella tazzina.

Il risultato? Il caffè verde passa da 2,41 dollari la libbra a 4,30 in sei mesi. Per un piccolo torrefattore come Reverie Roasters a Kansas significa 200.000 dollari di costi extra all’anno. Andrew Gough ha già alzato il prezzo della da 12 once da 15 a 17 dollari e prevede un altro rincaro a 18 ad aprile: «Le variabili sono troppe, non riesco a stare dietro alla lavagna di Chicago», dice.

Il caffè della discordia: dal venditore ambulante al bar di quartiere

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A New York, Aziz Changezi non ha bisogno di guardare la borsa: basta il listino Costco. Il suo barattolo da tre libbre di caffè colombiano Kirkland è passato da 10 a 22 dollari in sei anni. Ha aumentato il caffè del carrello di 50 centesimi e vede i clienti incrociare lo sguardo: «Tutto costa di più, ma il caffè è diventato un lusso quotidiano». Le catene possono coprire i rincari con gli economi di scala; i independent no. E così le tazzine si rimpiccioliscono, i grani si mischiano con cereali più economici e la schiuma è più densa per nascondere la quantità.

La lezione è chiara: quando il clima, la geopolitica e la finanza si allean, il caffè smette di essere una commodity e diventa un segnale di guerra. Il prossimo sorso, per milioni di americani, avrà il sapore amaro di una crisi che non accenna a placarsi.