Il fuoco divorza 400 ettari di sierra espuña: scatta l'allarme rosso in murcia

Due ore di vento bastano a trasformare un prato secco in un fronte di fuoco lungo due chilometri. Alle 14:00 di domenica il focolaio scoppia nel Llano de las Cabras, Totana, e subito si mangia la macchia mediterranea del parco naturale di Sierra Espuña. Quando cala la sera, il bilancio è spietato: 400 ettari bruciati, 80 ragazzi scout evacuati, 150 uomini schierati contro le fiamme e il terzo battaglione dell’UME in marcia da Bétera.

L'ora del vento e la geografia del disastro

La prima ondata di calore ha incontrato il levante, quel vento che qui soffia come un rasoio. In pochi minuti il fronte ha scavalcato la cresta, ha lambito le pinete artificiali del siglo XIX e si è infilato nelle gole di calcare. Il disegno è noto agli uomini del Plan Infomur: fuoco in salita, velocità triplicata, colonne di fumo visibili da 40 km di distanza. Alle 16:30 il livello 2 del piano di protezione civile è scattato automatico, ma il tempo reale delle decisioni è più veloce dei protocolli.

Fernando López Miras, presidente della Región de Murcia, arriva al Puesto de Mando Avanzado con la giacca di cotone macchiata di cenere. «La stima è 400 ettari, due km di fronte attivo», ripete come un mantra, mentre i tecnici tracciano sui tablet la probabile linea di fuoco notturna. La previsione è un calo del vento dopo le 20:00, ma le previsioni qui valgono quanto una preghiera.

La guerra invisibile dei numeri

La guerra invisibile dei numeri

Quattro elicotteri ruotano in orbite strette, due uomini per ogni corda, secchi da mille litri che si svuotano in otto secondi. A terra ci sono cinque autobomba, dieci motofalciatrici, una dozzina di ABP forestali. Il costo orario di un EH-101 della scala inglese sfiora i 6.000 euro, ma nessuno alza la voce quando si tratta di salvare pini dal cedro introdotti da un ministero ottocentesco. La vera variabile è l’umidità relativa: scesa al 25 %, punto di non ritorno per la vegetazione esposta a sud.

Francisco Lucas, delegado del governo centrale, twitta la richiesta di «coordinación inmediata». Tradotto: il presidente regionale convochi il Centro de Coordinación, altrimenti la catena di comando resta spezzata. In un incendio ogni minuto di ritardo costa un ettaro in più. La politica si aggiunge al fuoco.

Scout, mucche e la paura che resta

Scout, mucche e la paura che resta

Alla finca Caruana l’evacuazione è stata preventiva: 80 ragazzi, 14 capi, 120 vacche da latte. I pulmini della Croce Rossa hanno impiegato 23 minuti per svuotare il campo, ma nessuno ha avuto il tempo di chiudere i cancelli. Alcuni scout hanno postato su Instagram la foto delle tende avvolte nel fumo: like e preghiere, il nuovo rito di un’estate che si annuncia lunga.

La granja vacuna è salva, per ora. I veterinari temono però lo stress termico: una mucca che respira cenere produce il 15 % di latte in meno. Un dettaglio che nessun bollettino ufficiale racconterà.

La notte delle luci rosse

Alle 21:30 il vento crolla a 8 km/h, le fiamme perdono la loro lingua più alta. Ma il fronte interno continua a bruciare sottoterra, tra radici e humus, pronto a riesplodere all’alba. I termografi a bordo dei droni registrano temperature di 600 °C a mezzo metro di profondità: il fuoco si è trasformato in fornace.

Il bilancio è ancora provvisorio: 400 ettari, zero vittime, una comunità scossa. Domani arriveranno i primi coriandoli di cenere sulle terrazze di Murcia. E mentre i politici si accusano di inefficienza, l’Espuña continua a bruciare sotto la cenere bianca, come un vulcano addormentato che ha solo cambiato pelle.