Il golf femminile spagnolo cerca il bis ad augusta: quattro ragazze per un sogno
Ad Augusta si respira già aria di Spagna. Da mercoledì Cayetana Fernández, Paula Martín, Andrea Revuelta e Rocío Tejedo scenderanno in campo nel Augusta National Women’s Amateur con un solo obiettivo: replicare il trionfo di Carla Bernat nel 2025. È una sfida che sa di rivincita, perché fino a tre anni fa nessuna iberica aveva mai vinto su quel manto verde che è anche tempio del Masters.
Il torneo è giovane, ma già pesante come un classico. Bastano poche edizioni per trasformare un evento “amatoriale” in un passaporto per il professionismo. Qui le ragazze non giocano solo per un trofeo: giocano per un contratto, una wild card, un futuro. E il field lo conferma: tra le 72 iscritte da 23 paesi ci sono 48 delle prime 50 al mondo. Capolista la statunitense Megha Ganne, campionessa in carica del U.S. Women’s Amateur.
Il fantasma di carla bernat e le eredi
Bernat non c’è più: ha chiuso il cerchio ed è passata al professionismo. Ma ha lasciato un vuoto che pesa come un bunker di sabbia. Le sue avversarie dell’anno scorso, Asterisk Talley e Kiara Romero, ci sono ancora. Così come la numero 1 del ranking, la giapponese Tsubasa Kajitani (vincitrice nel 2021) e l’americana Anna Davis (2022). Insomma, il passato è ovunque.
Tra le spagnole, Cayetana Fernández ha già dimostrato di saper leggere il verde della Georgia: fu quarta nel 2023, miglior piazzamento nazionale prima del exploit di Bernat. Ora ha 20 anni e un set di wedge che fanno paura. Le altre tre sono esordienti ad Augusta, ma portano handicap da capogiro: Martín ha chiuso l’anno con uno +5,8, Revuelta ha vinto tre tornei NCAA consecutivi, Tejedo è una furia sotto i 100 metri.

Il calendario è un ago
Le prime due gironi si consumano al Champions Retreat Golf Club: mercoledì e giovedì. Poi il taglio crudele. Solo 30 passeranno al sabato, quando il gioco si sposta sul Augusta National, lo stesso percorso di Tiger Woods e Jack Nicklaus. Lì ogni buca è un’intervista, ogni putt un esame di maturità. E il green jacket non è solo per i pro: lo indossano anche le ragazze che sognano.
La Fernández lo sa. Ha già praticato otto buche all’alba di lunedì, quando la nebbia ancora non lasciava vedere il bunker del 12. «Qui non esiste il secondo posto», ha detto al termine, senza nemmeno togliersi il guanto. «O vinci o impari. Io ho già imparato abbastanza.»