Il messico si gioca l’anima contro il belgio: amichevole che sa di spareggio
Chicago è pronta a urlare, ma forse anche a maledire. Al Soldier Field, alle 20:00 locali, il Messico di Javier Aguirre sfida il Belgio di Rudi Garcia in un test che puzza di esame di maturità a poco più di due mesi dal Mondiale. Uno 0-0 strozzato contro il Portogallo ha già acceso la luce rossa: adesso serve una risposta concreta, non un’altra mezza figura.
Il conto alla rovescia è cominciato
Da quando è tornato sulla panchina tricolore, Aguirre ha collezionato 15 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte. Numeri che, in condizioni normali, tengono a bada la critica. Ma queste non sono settimane normali. Dodici infortuni nel 2024 hanno costretto lo staff medico a usare il foglio assenze come formazione tipo: Santiago Giménez, Edson Álvarez, Luis Chávez e altri ancora fanno ginnastica in palestra mentre i compagni studiano i movimenti di De Bruyne e Doku.
Il Belgio, intanto, arriva carico di adrenalina: 5-2 all’Usa sabato scorso, con il neo-campione d’Europa in carica del Manchester City che ha umiliato la retroguardia americana come se stesse giocando a Fifa in modalità dilettanti. Garcia non ha nemmeno bisogno di motivare i suoi: sa che il gruppo G (Egitto, Iran, Nuova Zelanda) si apre il 15 giugno e ogni pallone calciato oggi è un Curriculum Vitae per il post titolare.

Il triangolo che brucia: doku-lukebakio-de bruyne
Il Messico si è allenato per due giorni a Atlas Country Club, nei sobborghi di Chicago, con un solo pallone in mezzo al campo: quello che Rangel dovrà parare. La difesa a tre composta da Montes, Vásquez e Gallardo ha l’ordine di non dare spazi alle incursioni di Doku, che parte da fermo e accelera come un treno che ha dimenticato i freni. Se il primo pressing non funziona, Lukebakio punta la profondità, mentre De Bruyne resta in verticale a tessere geometrie da biliardo.
Dall’altra parte, Raúl Jiménez è l’unica vera referenza offensiva. Il Wolverhampton lo ha rimesso in vendita a gennaio, ma le trattative si sono arenate: un gol stasera sarebbe il miglior biglietto da visita per i club ancora indecisi. Accanto a lui, Quiñones e Alvarado dovranno inventarsi qualcosa di più dei soliti cambi di gioco: il Belgio pressa a uomo, ma lascia il corridoio centrale, quello che Orbelín Pineda ama percorrere con la testa bassa e la caviglia che si piega all’impossibile.
Il dato che non mente
Messico e Belgio si sono affrontate 12 volte: 4 successi messicani, 4 belgi e 4 pareggi. L’ultima volta, però, risale al 1998: un secolo fa nel calcio moderno. Da allora il ranking Fifa li ha separati come due galassie: il Tricolor è 15°, i Diavoli Rossi 9°. La distanza in campo, però, si misura solo a fine partita: finora il Messico ha subito appena 3 gol nelle ultime 7 amichevoli, il Belgio ne ha segnati 18. Uno dei due trend è destinato a rompersi.
Aguirre ha promesso “calcio propositivo”, ma negli spogliatoi sussurra ai suoi: “Primo obiettivo, non prenderli in contropiede”. Tradotto: se giochi a specchio contro il Belgio, ti becchi il passaporto per l’inferno. Meglio tenere il pallone, far finta di costruire e poi colpire con la classica scorrettezza di Lira sulla trequarti, quella che in Liga MX chiamano “la clave del maestro”.
La curva nord del Soldier Field è già intasata di verde-mango: 25 mila tifosi messicani hanno comprato il biglietto mesi fa, quando ancora si sperava di vedere Giménez sfidare Lukaku. Ora il bomber resta in panchina con il volto da chi ha saltato la festa più attesa dell’anno. Ma l’assenza può trasformarsi in motivazione collettiva: “Giochiamo anche per Santi”, ha detto Montes dav ai microfoni di TUDN. Una frase da poster, se solo il cronometro non tradisse.
Fischio d’inizio tra 60 minuti. Il cielo di Chicago è limpido, 14 gradi, vento da nord-est: perfetto per correre, meno per chi ha i polpacci tesi. Aguirre ha terminato il riscaldamento con un discorso corto: “Se perdiamo, perdiamo insieme. Ma se vinciamo, qualcuno oggi si guadagna il Mondiale”. Pochi secondi di silenzio, poi il circo riprende. Il calcio, si sa, è uno sport crudele: ti dà 90 minuti per diventare eroe o capro espiatorio. Stasera qualcuno uscirà dal Soldier Field con le spalle più larghe. Qualcun altro, forse, con le valigie già pronte per l’addio.
