Il padre di asunta ottiene la prima uscita: la sentenza non è ancora definitiva
Il giudice di sorveglianza di Salamanca ha firmato il primo permesso di Alfonso Basterra, condannato a 18 anni per l’assassinio della figlia Asunta nel 2013. Una firma che per ora resta un gesto di carta: la decisione è impugnabile e, finché non sarà passato il termine per ricorrere, Basterra non metterà piede fuori dal cancello.
La strategia della difesa e il silenzio dell’istituto
È stato lo stesso Tribunale superiore di Castiglia e León a confermare l’esistenza del provvedimento, arrivato dopo il ricorso presentato dai legali dell’uomo contro il rifiuto della direzione penitenziaria. Un diniego che, secondo la difesa, non teneva conto del «progresso reeducativo» del condannato. Ora il caso torna alla Audiencia di Salamanca, che potrà confermare o ribaltare il permesso. Il tempo è il vero nemico: bastano pochi giorni di ritardo e il ricorso diventa realtà.
La nota ufficiale non chiarisce quanto durerà la suspense, ma i cronisti di tribunale scommettono su una settimana, forse due. Poi, se nessuno oppone resistenza, Basterra potrà godere di un’uscita di tre giorni, la prima in undici anni di carcere.

L’ombra di rosario porto e il buco nero della verità
Alfonnon Basterra e Rosario Porto furono giudicati colpevoli all’unisono. Lei si è tolta la vita nel 2020 nella prigione di Brieva, senza mai ammettere la propria parte di colpa. Lui, inveace, continua a dichiararsi innocente. La loro condanna si fonda su una catena di benzodiazepine somministrate ad Asunta per settimane, fino a quel 21 settembre del 2013 quando il corpo della bambina fu trovato abbandonato in una strada forestale vicino a una casa di proprietà della madre.
La sentenza di primo permesso riapre una ferita mai rimarginata in Galizia. Basterra potrebbe uscire, ma la domanda resta chiusa dentro le pareti del carcere: chi ha trasformato una lite familiare in un delitto perfetto? Il tempo concesso dal giudice non dà risposte, solo un’altra possibilità di fuga.
