Il peso crolla: 17,93 per dollaro e la fed frena il messico
Il peso messicano ha chiuso marzo a 17,93 per dollaro, bruciando il 4,02 % in un solo mese. È la prima perdita dopo quattro mesi di guadagni e il segnale che la brezza favolosa di inizio 2026 si è trasformata in turbine.
La tripla mazzata di marzo
La volatilità è salita al 14,44 %, il livello più alto da aprile 2025, quando Trump impose i dazi reciproci. Gabriela Siller, capo analista di Banco Base, elenca tre colpi: «La guerra nel Golfo ha fatto schizzare il petrolio, la Fed lascia i tassi alti e Banxico li abbassa». Risultato: il differenziale di rendimento si assottiglia e i capitali fuggono verso il biglietto verde.
Il 27 marzo il cambio ha toccato 18,13, valore che nessuno vedeva da dicembre. Peccato: fino al 17 febrero il peso era a 17,13, il miglior punto da due anni. Da allora ha perso 80 centesimi, più del 4 %.

La lezione dei flussi
Il deficit commerciale si allarga e il debito pubblico lordo cresce. Gli hedge fund hanno ridotto la posizione long sul peso per tre settimane consecutive: -1,2 miliardi di dollari di flussi usciti dai fondi dedicati, secondo EPFR. La Banca centrale, intanto, ha tagliato il suo riferimento al 6,75 % nonostante l’inflazione tornata al 4,63 %. Un segnale di crescita zero, non di fiducia.
Mentre Banxico allenta, la Fed mantiene il freno. Il differenziale a dieci anni tra titoli americani e mexicani si è stretto a 310 punti base, il minimo da ottobre. Per il carry trade non vale più la pena di restare a Città del Messico: meglio ripararsi in tre mesi a Washington.
Il governo Sheinbaum promette 3 % di deficit/Pil, ma il merco ha già scontato la brutta notizia: se il petrolio resta sopra i 95 dollari e la guerra non si placa, il prossimo target è 18,50. La scommessa sul peso forte è finita in un mare di petrolio e di dubbi.