Il peso dominicano perde terreno: il dollaro apre a 59,36 e già si guarda al 2026

Il dollaro apre a 59,36 pesos dominicani, un -0,27% rispetto a ieri. Sembra poco, ma è la terza seduta consecutiva in rosso e la volatilità è salita al livello più alto dell’anno. In pratica, chi ha cambiato oggi ha pagato meno di chi ha scambiato mercoledì, ma chi aspetta il 2026 potrebbe vedere il conto lievitare fino a 69,15 pesos per ogni biglietto verde.

La sequenza è chiara: 59,52 → 59,36 → ? Il Banco Central de la República Dominicana ha già scritto la risposta sul suo foglio previsionale: 66,35 entro settembre 2026. Un deprecio controllato, dicono. Per le famiglie che importano latte in polvere o ricambi per moto, è già una tassa occulta.

Il governo scommette sulla crescita e accende la spesa

Il Congresso ha appena approvato un budget supplementare: +0,4% del PIL di spesa pubblica nel 2025. Signola strade, ospedali e qualche cliente per le cementiere locali. Il deficit salirà al 3,5% quest’anno e scenderà al 3,2% nel 2026, sempre che il turismo – il grano che fa girare il mulino dell’economia – non inciampi in un altro uragano.

UBS Financial Services stima il rilancio: crescita reale al 4% nel 2026, tassi d’interesse in discesa e flussi di investimento estero tra il 3,5% e il 4% del PIL. Le chiavi di accesso sono cinque: turismo, energia, logistica, immobiliare e Zona Franca. Chi ha già scommesso, negli ultimi dodici mesi, ha visto il peso perdere solo lo 0,61%: una piccola perdita che però, moltiplicata per milioni di import, diventa un buco da 400 milioni di dollari.

La domanda che non trova risposta nei grafici

La domanda che non trova risposta nei grafici

Il tipo di cambio è ancora “ancorato” a un metodo che il Banco Central chiama “sistema de bandas”, ma la banda si allarga ogni volta che la Federal Reserve alza i tassi. Risultato: il dollaro arriva più caro, le remesse dei dominicani di New York valgono di più in pesos, ma chi compra un iPhone lo paga come se fero un gioiello. Lo scarto annuo (0,61%) è inferiore all’inflazione locale (4,2%): un paradosso che favorisce chi riceve, penalizza chi produce.

Il 2026, però, potrebbe cambiare la partita. Se Washington abbassa i tassi e Santo Domingo mantiene il deficit sotto controllo, la pressione al rialzo sul dollaro si affievolirà. Altrimenti il passaggio da 59 a 69 pesos sarà solo l’inizio di una scala che nessuno ha intenzione di salire gratis.

Intanto, oggi, chi ha cambiato mille dollari ha risparmiato 160 pesos rispetto a ieri. Una cena in più in un ristorante della Zona Colonial. Nulla di che, se non fosse che tra due anni la stessa cena costerà 9.700 pesos, ovvero 140 dollari. Il calendario è un orologio che non si può fermare: il tempo lavora per chi ha già il biglietto verde in tasca.