Il petroliere ruso sfida il blocco: cuba riceverà 730 mila barili di grego
Una scintilla nera attraversa il blocco. Il petroliere ruso Anatoli Kolodkin, 250 metri di acciaio e 730 mila barili di grego, è in navigazione verso Matùzas con l’autorizzazione silenziosa degli Stati Uniti. Arriverà martedì. Nessuna intercettazione. Nessuna sanzione. Solo due motovedette della Guardia Costiera che osservano, immobili, mentre Mosca consegna energia a Cuba.
La notizia, filtrata domenica sera al New York Times da un funzionario anonimo, è un cedimento strategico in piena crisi energetica. Da ottobre l’isola è al buio: ospedali senza corrente, dialisi a intermittenza, traffico semaforico spento. Il motivo? L’offensiva trumpista contro Caracas ha strangolato il flusso venezuelano di petrolio verso l’Avana. I blackout si sono moltiplicati, la popolazione ha imparato a leggere i tagli programmati come un oroscopo quotidiano.
Il buco nella rete: perché washington lascia passare il tanker
La Guardia Costiera dispone di poteri di sequestro per ogni nave che viola l’embargo. Stavolta non li userà. Il calcolo è grezzo: fermare Anatoli Kolodkin significherebbe un incidente diplomatico con Mosca in piena guerra d’Ucraina, aggravare la crisi umanitaria cubana e regalare a Pechino e Brasilia la scena di un impero che affama un’isola di 11 milioni di abitanti. Meglio chiudere un occhio.
Lo dimostra la traccia satellitare: domenica notte il tanker navigava a 12 nodi a pochissime miglia dalle acque territoriali cubane, velocità costante, rotta incollata al limite delle 12 miglia. Nessuna deviazione, nessuna frenata. Un viaggio studiato per dire: “Siamo dentro, e nessuno ci fermerà”.
Il dato che brucia: l’arrivo di 730 mila barili coprirà appena 20 giorni di consumo nazionale. Cuba, però, non ha bisogno di abbondanza, ma di continuità. Con un barile russo ogni 24 ore, l’Avana può tenere accesi gli ospedali, far girare i ventilatori nei reparti di terapia intensiva e, soprattutto, evitare nuove ondate di migranti verso la Florida. Il Dipartimento di Stato lo sa: ogni blackout aumenta le partenze. E ogni barca che parte diventa un voto perso in Florida, a novembre.

Il prezzo del gesto: mosca ricatta, l’onn paga
Il grego non è gratis. Il Cremlino ha già ottenuto due concessioni: una base d’ascolto elettronico a Lùtara e un accordo segreto per esportare medici cubani in regioni ucraine “liberate”, umanitario di facciata, ricatto reale. Il baratto è spudorato: petrolio in cambio di carne umana e spionaggio.
Intanto, mercoledì scorso, l’ONN ha lanciato il Piano d’Azione Allargato per Cuba: 96 milioni di dollari per generatori, pannelli solari e kit ospedalieri. Una boccata d’ossigeno che arriva dopo aver constatato 2.300 interruzioni di corrente in un solo mese, 300 mila pazienti a rischio dialisi e un tasso di letalità materna salito del 12% solo per mancanza di carburante per le ambulanze.
La partita è globale, ma il rumore di fondo è locale: a Matùzas i tecnici contano le ore, non i giorni. Quando il Anatoli Kolodkin ormeggerà, le cisterne saranno riempite in 36 ore, il tempo di una partita di baseball. Poi il ciclo ricomincerà: Mosca premerà, Washington socchiuderà gli occhi, l’isola respirerà a tratti. Finché il prossimo petroliere non scatterà di nuovo, e il blanco embargó resterà una linea rossa disegnata sull’acqua, pronta a scomparire con il cambio di un presidente.