Il petrolio vola, l’ibex 35 affonda: -7,7% il peggio da quattro anni

Il sello spagnolo ha chiuso marzo con un buco nell’acqua da 1.291 punti. L’ultima volta che il Ibex 35 piangeva così era l’aprile 2020, quando la pandemia bloccava le fabbriche e i bar. Ora a spaventare sono i droni sullo stretto di Hormuz e un presidente americano che minaccia di rase al suolo «ogni centimetro» iraniano.

Il petrolio sale 48% e trascina le utilities

Il Brent è salito da 72,5 a 107 dollari in trenta giorni. Il WTI ha guadagnato il 60%. Il gas TTF ha fatto meglio: +56,5%. Chi possiede pozzi ha sorriso: Repsol +29,5%, Enagás +11,5%, Solaria +8%. Le stesse che fino a gennaio arrancavano sotto il peso delle politiche green.

La ragione è semplice: il deprezzamento del greggio è diventato un asset strategico. Ogni barile che passa per Hormuz vale il 5% del PIL europeo. E gli hedge funds stanno riaprendo posizioni lunghe sui titoli energetici come se fosse il 2008.

Indra crolla del 24,5% tra governance e guerra

Indra crolla del 24,5% tra governance e guerra

La società tecnologica e difesa ha perso un quarto del valore in quattro settimane. Colpa dello scontro intestino: il presidente Ángel Escribano voleva fondere la sua EM&E con Indra, il consiglio ha detto no. I fondi sovrani han scaricato titoli per 180 milioni. Il prezzo è sceso a 47,24 euro, livello di ottobre 2022.

Il paradosso? Indra è tra i pochi produttori europei di droni da ricognizione. Se l’Europa aumenterà la spesa militare, il titolo potrebbe riguadagnare terreno più velocemente di quanto l’abbia perso.

Lo stretto di hormuz diventa il nuovo suez

Lo stretto di hormuz diventa il nuovo suez

Kuwait Petroleum parla di attacco «diretto» a un sue petrolieri. Teheran nega, ma la marina iraniana sta effettivamente rallentando il traffico. Il 20% del greggio mondiale passa da lì. Il costo di assicurazione per un VLCC (very large crude carrier) è salito a 500.000 dollari al giorno, dieci volte rispetto a febbraio.

Il rischio è un effetto domino: se il Qatar inizia a usare il percorso via Capo di Buona Speranza, i tempi di consegna all’Asia salgono di 18 giorni. I rifornimenti europei di GPL per il prossimo inverno rischiano di dipendere da una flotta di navi cisterna già obsolete.

Bund e oro: la fuga per la porta secondaria

Il BTp decennale ha toccato il 3,50%, la prima volta dal 2011. L’euro si è rafforzato sul biglietto verde a 1,1522, ma solo perché la Fed ha rallentato i tagli dei tassi. L’oro ha guadagnato il 2% in un giorno, chiudendo a 4.600 dollari l’oncia. È ancora lontano dal record di febbraio, ma gli ETF fisici hanno assorbito 3,2 miliardi di nuovo capitale in tre settimane.

La lezione? Quando il rischio geopolitico si alza, i rendimenti reali tornano a comandare. E i soldi tornano a cercare coperture che non dipendano da un algoritmo.

Il mercato adesso guarda a due date: il 15 aprile, quando l’OPEC+ deciderà se aumentare la produzione, e il 22 aprile, scadenza dell’embargo europeo sul petrolio russo. Se il conflitto si allarga, l’Ibex potrebbe testare i 15.000 punti. Se calma, il rimbalzo sarà violento. In entrambi i casi, chi ha venduto a 16.262 ha già incassato il peggiore.