Il sargasso invade il caribe: gli alberghi spendono 30 milioni l’anno per pulire il mare
Playa del Carmen si sveglia ogni giorno con una cotica marrone che cancella il blu turchese. È il sargasso, un’orda vegetale che quest’anno è arrivata con un mese di anticipo e ha già scaricato sulle spiagge dello Yucatán 15.124 tonnellate di alghe. Gli alberghi pagano il conto: tra 20 e 30 milioni di dollari all’anno, una voce che nella contabilità interna occupa la stessa casella dell’elettricità.
La guerra privata dei "sargaceros"
David Ortiz Mena, presidente del Consejo Hotelero del Caribe Mexicano, ha imparato a tradurre in numeri l’assurdo: «Stiamo investendo in rimozione del sargasso quanto in energia». Ha creato una nuova figura professionale, il sargacero, uomini in muta che all’alba raccolgono alghe con reti speciali per non disturbare le tartarughe che nidificano. Il 90% della pulizia viene fatto dagli alberghi, non dallo Stato. Le catene hanno comprato barche, trattori, persino nastri trasportatori per portare via l’invasore prima che i turisti aprono le tende.
Ma il problema supera i confini del Messico. Lenin Amaro Betancourt, coordinatore regionale dell’Associazione Nazionale dei Consigli di Imprenditori, guarda la mappa e vede un triangolo di responsabilità che si allarga: Florida, Francia, Belgio, Olanda. «Dovrebbero mettere in mare le loro navi», dice. Nel 2019 ci fu un vertice tra paesi colpiti; poi il silenzio. Nessuna task force, nessun fondo comune, solo un protocollo d’intenti polverizzato dal primo vento di marzo.

Una barca sola contro l’atlantico
Valeria Rindertsma, presidente di AMEXME Riviera Maya, mostra le foto aeree: strisce marroni a un miglio dalla riva, macchie che nemmeno la draga quotidiana riesce a cancellare. «Abbiamo una sola barca della Marina dedicata alla raccolta, ma non basta». Manca un porto attrezzato a Playa del Carmen, manca la regolamentazione per trasformare l’alga in fertilizzante o bioplastica, manca la tempistica: «Se lo vogliamo riciclare, va raccolto in mare, non sulla sabbia».
Il vuoto normativo blocca gli investimenti. Il sargasso è legalmente un "prodotto da valorizzazione", ma nessuno sa come. Le imprese pronte a trasformarlo in bioenergia o compost aspettano dal 2021 una circolare che non arriva. Intanto le casse degli alberghi continuano a sanguinare e il turista, al check-out, trova sul cellulare la foto di un mare color carta da zucchero. La domanda non è più chi pagherà. La domanda è quanto ancora si potrà pagare.
