Il voyeur di st. charles: 35 vittime, 51 capi d’imputazione, zero pietà
Ha puntato il telefono sotto le gonne di 33 donne e due bambine, registrando in silenzio per oltre un anno. Ora Jascent Harvey, 30 anni, residente a St. Charles, Illinois, resta in cella senza possibilità di cauzione: il giudice lo ha giudicato pericolo pubblico.
La Procura di Kane County ha chiuso la prima fase dell’indagine il 28 marzo, quando ha depositato 51 nuovi capi d’imputazione a carico di Harvey. Le accuse vanno dalla produzione di materiale di abuso sessuale su minori — reato Class X, il più grave del codice penale locale — a 33 episodi di registrazione non autorizzata. Ogni video è un reato a sé, ogni vittima un numero sul registro di polizia.
Il primo scatto e l’incubo che seguì
Tutto è cominciato il 3 ottobre scorso, in un negozio di Geneva. Una cliente nota l’uomo troppo vicino, lo guarda negli occhi, poi verso il pavimento: il telefono è rivolto verso le sue gambe. Chiama la sicurezza, arriva la polizia, scatta il fermo. Nei telefoni e nei laptop sequestrati gli investigatori hanno trovato un archivio organizzato per data e luogo: 35 cartelle, 35 giorni di normalità violate.
Le indagini hanno ricostruito una mappa dello stalking tecnologico: supermercati, biblioteca, la fiera di contea, perfino la fila del caffè. Harvey non selezionava le vittime: bastava una gonna e un istante di distrazione. Due delle ragazzine avevano meno di 13 anni.

Il business nascosto dietro lo schermo
Secondo gli atti, l’uomo non si limitava a guardare. Aveva ripubblicato alcuni video su canali Telegram privati, scambiandoli per ottenere nuovo materiale. La catena del voyeurismo digitale si allunga: ogni condivisione è un’ulteriore violenza, un nuovo mercato. L’FBI ha aperto un fronte separato per accertare se Harvey fosse parte di una rete più ampia.
La Procura ha chiesto l’analisi dei metadati: ogni file nasconde coordinate GPS, orari precisi, modello del telefono. Serviranno per dimostrare la serialità del comportamento, elemento indispensabile per far aggravare la pena. Se condannato, Harvey rischia dai 6 ai 30 anni per ogni capo Class X: le pene potrebbero sommarsi in modo da rendere effettiva l’ergastolo.

Il pericolo che non si ferma alla rete
Il giudice ha respinto la tesi della difesa che invocava isolamento elettronico e terapia. Motivo: il reo ha dimostrato di sapere aggirare i filtri. Due volte, mentre era già indagato, ha provato a cancellare le prove utilizzando app di crittografia. Un perito informatico lo ha inchiodato: ha recuperato le chat cancellate dal chip eSIM.
Per le 33 donne identificate è iniziato un calvario di notifiche: ogni messaggio della procura riapre la ferita. Alcune hanno chiesto il risarcimento immediato, altre hanno preferito l’anonimato. Le famiglie delle minori hanno ingaggiato un avvocato specializzato in danni punitivi: la causa civile potrebbe costare a Harvey anche il doppio della pena penale.
Il prossimo passaggio è il 15 maggio, quando è prevista la convalida delle prove. L’accusa non intende accettare patteggiamenti: vuole l’esempio severo. Il sindaco di St. Charles ha già annunciato un’ordinanza per intensificare i controlli nei luoghi pubblici: più telecamere, più agenti in borghese, più licenze sospese per chi usa il cellulare in modo sospetto.
Harvey resta nel braccio protetto del carcere di Kane County. È stato trasferito in una cella senza accesso a dispositivi elettronici. Gli investigatori continuano a scorrere i backup: potrebbero emergere altri volti, altre gonne, altre bambine. L’indagine, avvertono, è ancora aperta.