Incendio domado en totana: 400 ettari bruciati e 80 scout evacuati

Il fuoco ha divorato 400 ettari di macchia mediterranea nel Llano de las Cabras, ma alle 22.30 di domenica le lingue di fiamma hanno smesso di avanzare. Fernando López Miras, presidente della Región de Murcia, ha twittato la parola che tutti aspettavano: «estabilizado». Un aggettivo che suona come un sospiro collettivo dopo otto ore di fuoco e vento.

La furia del vento e un fronte che correva a 20 km/h

Le due di domenica pomeriggio: un gruppo di scout gioca a poco più di un chilometro dalla pista forestale. Alle 14.17 il primo fumo. Alle 14.28 la colonna diventa un muro nero. Il vento, che soffiava a 55 km/h con raffiche fino a 70, spinge le fiamme verso nord-est. In 43 minuti il fronte ha percorsi 3,2 km: lo dice il geologo Juan Carlos Gómez, che ha tracciato la mappa in tempo reale per il servizio di emergenza 112. Bastano tre parole per spiegare perché tutto è successo così in fretta: vento, pendenza, carburante. Tre nemici antichi, combinati in un cocktail esplosivo.

Il Plan Infomur ha attivato il livello 2 alle 15.04. Quattro aerei anfibi, due elicotteri e la UME con 40 militari sono entrati in azione. Ma il vento ha continuato a cambiare direzione, aprendo nuovi fronti. «Sembrava un caccia che fa il bob», racconta María José Martínez, agricoltore di 63 anni che ha visto bruciare la sua fattoria di vacche da latte. «Ogni volta che pensavamo di averlo accerchiato, il fuoro si infilava in una valletta e ripartiva.»

80 Ragazzi, 14 monitor e una fuga nella polvere

80 Ragazzi, 14 monitor e una fuga nella polvere

I ragazzi del gruppo scout «Caruana» avevano appena finito di mangiare quando il cielo è diventato arancione. «Non era un tramonto», dice David, 14 anni, «era il fuoco che si specchiava sui nostri piatti». I monitor hanno contato 180 secondi tra l’odore di bruciato e l’ordine di evacuazione. Un pullotto della cooperativa Escolapios li ha caricati in 7 minuti. Nessuno ha avuto tempo di prendere gli zaini. «Ho perso il diario», confessa Marta, «ma è solo carta».

La fattoria di vacche è stata evacuata alle 16.30. 250 capi, 18 cavalli e un pony di nome «Caramelo». I veterinari hanno dovuto sedare tre mucche gravide per caricarle sui camion. Alle 18.45 l’ultimo animale ha lasciato la zona. Alle 19.02 le fiamme hanno lambito il recinto. Le telecamere termiche della UME hanno registrato 1.247 °C: abbastanza per fondere la rete metallica.

La notte dei 40 uomini in tenuta arancione

Quando il vento è calato, alle 21.10, il fronte si è spaccato in tre. López Miras è arrivato al Puesto de Mando Avanzado alle 21.45, con la giacca da pioggia strappata da un incidente con un cavo della tenda. «Non è un momento per selfie», ha detto ai giornalisti, «è il momento di contare i passi avanti». Ha ringraziato i 40 uomini della UME che passeranno la notte a scavare linee di fuoco con motoseghe e vanghe. Quattro squadre forestali faranno i turni di 90 minuti ciascuna. Il costo stimato dell’operazione: 380.000 euro. Ma nessuno ha parlato di cifre davanti alle telecamere.

Alle 23.12 il satellite Sentinel-2 ha scattato l’ultima immagine: 400,3 ettari bruciati, un perimetro di 28 km. Il 62 % è zona di matorrale, il 21 % coltivazioni di albicocche in conversione biologica. Perderanno la produzione del 2025. La Cooperativa San Isidro ha già avviato una colletta per 74 famiglie.

Il punto di domanda che resta aperto

Il fuoco è domato, ma la causa no. La Guardia Civil ha aperto un’indagine per «incendio colposo». Il punto d’origine è un crinale a 640 metri di altitudine, dove i cartografi segnalano una vecchia discarica abusiva di pneumatici. I vigili del fuoco hanno trovato resti di barbecue portatile e lattine di birra. «Qualcuno ha voluto fare il grigliata domenicale», dice il caposquadra Juan Antonio Rojo, «e ha trasformato una giornata di festa in un disastro ambientale». I reati ipotizzati: incendio forestale colposo e danneggiamento del patrimonio naturale. La pena può arrivare a 5 anni.

Alle 2.34 di lunedì la temperatura è scesa a 11 °C e l’umidità è salita al 67 %. Le fiamme dormono, ma la macchia mediterranea impiega 30 anni a rigenerarsi. I numeri parlano chiaro: 400 ettari, 80 ragazzi, 250 vacche, 380.000 euro. E una domanda che non trova risposta: perché si continua a giocare con il fuoco in un territorio che ogni estate diventa una polveriera.