Inondazioni e grandine, la conagua avverte: città messicane sotto assedio del ciclone

È una mappa di fuoco e acqua quella che il Messico si trova a scrutare oggi. Mentre il cielo del nord-est si tinge d’indaco e il sud gronda già acqua e grandine, la Conagua lancia l’allerta: 50-75 mm di pioggia in poche ore, grandine possibile, aguanieve sopra i 3 800 metri. Niente gradualità, niente tregua. Solo il tempo di chiudere le imposte e le strade già sembrano fiumi.

Il nastro umido della corrente a getto

La colpevole è la corrente in chorro subtropical, quel fiume d’aria a 10 km d’altezza che stavolta non scorre sopra le teste ma si abbatte come frusta. Incontrando l’instabilità già in atto, ha trasformato il cielo in una colonna d’acqua pronta a riversarsi su Oaxaca e Chiapas prima, poi su Nuevo León, Tamaulipas, San Luis Potosí e tutta la fascia centro-oriente. Il risultato: 25-50 mm in meno di sei ore, sufficienti a intasare tombini, far esplodere i livelli dei fiumi e trasformare le metropoli in piste da slalom tra auto semi-affondate.

Ma c’è un dettaglio che nessuno mette in primo piano: il granizo. Non è solo acqua, sono chicchi di ghiaccio che da 3-4 cm di diametro possono ridurre a zero un raccolto di caffè in un quarto d’ora. Le campagne di Chiapas, dove il chicco ancora verde è ormai carico di zuccheri, rischiano di finire sotto una coltre bianca. Lo stesso vale per le serre di fiori di Villa de Zaachila, nella valle oaxaqueña: un chicco fuori stagione può mandare all’aria un anno di lavoro.

Aguanieve sul cratere del popocatépetl

Aguanieve sul cratere del popocatépetl

Sale l’altimetro e il panorama cambia. Sopra i 3 800 metri l’acqua diventa neve bagnata. Il Nevado de Toluca, l’Ajusco, il Popocatépetl, l’Iztaccíhuatl, la Malinche e il Cofre de Perote saranno tappeti di aguanieve già dalle prime luci. Per i scalatori è la classica trappola primaverile: zero gradi all’ombra, sentieri trasformati in scivoli, dispositivo GPS che si impregna d’acqua e smette di funzionare. Per i Puebla abituati a salire il fine settimana per un taco de quelites a 4 mila metri, oggi è meglio lasciar perdere.

La Conagua non ha fatto sconti: “Non attraversate mai un strada allagata, bastano 30 cm d’acqua per spostare un’auto”. Il dato è crudo: il 70 % dei decessi per alluvione in Messico avviene dentro l’abitacolo, quando il conducente sottovaluta il pelo d’acqua e il motore si blocca, lasciando le porte incollate dalla pressione. Un solo errore, un secondo di troppo sull’acceleratore, e il finestrino non si abbassa più.

Il giro di vite è già iniziato: a Veracruz si è aperti i primi alvei temporanei, a Monterrey si è chiusa la circolazione nelle 12 gallerie a rischio colata, a Città del Messico il sistema di pompe del tunnel de Emisor Oriente è stato portato a pieno regime. Nessuno vuole ripetere l’ottobre 2021, quando 30 mm in un’ora bloccarono la Città per sei ore e costarono 23 milioni di dollari di danni alle infrastrutture.

Quando il cielo decide il prezzo del caffè

Quando il cielo decide il prezzo del caffè

Il conto, però, lo pagheranno ancora una volta i campesinos. Il caffè arabica di Pluma Hidalgo è già quotato 2,15 dollari al lb al mercato di New York, ma se la grandine danneggia il 20 % del raccolto, la perdita reale per l’economia locale si moltiplica per cinque: meno chicchi, meno lavoro, meno turismo del caffè, meno entrate fiscali. Un singolo temporale può togliere a Oaxaca lo 0,3 % del PIL annuale. Lo sanno bene i produttori, che stanotte dormiranno in macchina accanto ai campi, pronti a coprire le piante con teli di plastica al primo tuono.

E intanto il radar continua a disegnare macchie rosse, gialle, viola. Le previsioni possono cambiare di ora in ora, ma il messaggio è fermo: l’acqua non aspetta. Chi esce di casa domani mattina a Tabasco troverà strade trasformate in canali, chi aprirà la porta a Tlaxcala sentirà odore di montagna bagnata, chi guiderà su la carretera 150 dovrà contare i secondi tra un lampo e il tuono per capire se la tempesta è sopra la testa o ancora lontana. Il cielo ha già scelto la partitura. Spetta a ogni messicano decidere se ballare o restare a guardare.