Euphoria 3: rue fugge in messico, la dea la bracca e hbo chiude il cerchio

Il 12 aprile 2026 HBO manda in onda l’episodio che può valere da solo l’intera stagione: Rue, Zendaya con due Emmy sul comò, interrogata dalla DEA in una stanzetta senza orologi, sudore e lampadine al neon. Fuori, il confine col Messico è una linea tratteggiata di sangue e polvere. Dentro, la ragazzina che abbiamo visto crollare sul tappeto della sua camera ora risponde per traffico di stupefacenti. Lo show di Sam Levinson non è più un dramma adolescenziale: è un narco-western psichedelico.

Il salto temporale che spaventa

La scuola superiore è finita da tempo. I personaggi hanno smesso di piangere nei corridoi e hanno iniziato a contrarre debiti veri. Rue è «al sud del confine, indebitata con Laurie», come ha rivelato lo stesso Levinson a dicembre. Traduzione: deve soldi a un cartello e ha scelto di pagare inventando rotte, non versando rate. Il trailer mostra anche Cassie e Nate che si sposano, lei ossessionata dalle stories altrui, lui ancora a caccia di un’identità. Maddie fa la talent-scout a Hollywood, Lexi assiste un showrunner, Jules frequenta una scuola d’arte. Sembra la classica soap da reunion, ma Levinson infiltra la polvere di fucile.

La produzione gira su 35 mm e 65 mm, prima volta per una serie tv. Il risultato, secondo Colman Domingo, sarà «devastatingly beautiful». Traduce: immagini da cinema e contenuti da dossier dell’FBI. Eric Dane, morto a febbraio, tornerà per l’ultima volta come Cal Jacobs; la sua scena è già etichettata «top secret» negli archivi HBO. Sharon Stone, Rosalía e persino l’influencer Trisha Paytas completano il cast: un esercito di camei che sa di ultimo round.

Perché aspettare quattro anni è un rischio calcolato

Perché aspettare quattro anni è un rischio calcolato

La pausa ha trasformato Euphoria da fenomeno generazionale a brand globale. Zendaya, uscita da Dune e da due Spider-Man, ha portato sul set un peso da superstar: ha visto il montaggio, ha dichiarato «spero sia bellissima» e se ne è andata. Jacob Elordi confessa: «Non sapevo cosa stessero facendo gli altri, ogni set era un file FBI separato». La tensione sul set era palpabile: ripreve compresse in quattro mesi, un tirocinio da maratona. HBO ha puntato tutto sull’effetto «evento»: se il pubblico svola, perde l’unica serie che può permettersi di chiudere con un funerale e un matrimonio nello stesso episodio.

La scommessa è che, fra un anno, nessuno ricorderà la lunga attesa. Ricorderà solo Rue, occhi lucidi, che firma un patto con il diavolo e lo fa con la calligrafia di una ragazzina onesta. Il 12 aprile 2026, se il flusso di sangue e pixel regge, Euphoria non finirà: si dissolverà, come la polvere di un flashback. E noi, telespettatori da pollice indolente, resteremo a fissare lo schermo nero chiedendoci se davvero abbiamo appena visto la televisione trasformarsi in cinema, o semplicemente in un’autopsia.