Kim novak striglia hollywood: «troppo sexy per essere me»

Ha 93 anni, ha sfidato la macchina del sogno e adesso si ribella ancora. Kim Novak, musa di Hitchcock in Vertigo, ha detto no alla versione di sé interpretata da Sydney Sweeney. «Non l’avrei mai autorizzata», ha tuonato a The Times of London. La scintilla è il biopic Scandalous, pronto per le riprese, che racconterà la sua liaison clandestina con Sammy Davis Jr. negli Stati Uniti segregazionisti del 1957.

Sydney sweeney è «sexy sempre», e per novak è un errore

La frase che fa rumore: «Lei appare sexy in ogni inquadratura». Novak non usa mezzi termini. Teme che la pellicola riduca la sua storia d’amore interrazziale a un hot flick, cancellando la pressione dei comunisti di Hollywood, i ricatti di Harry Cohn, il clan di Davis e la polizia morale che voleva la loro testa. Il film è annunciato come «romantico e audace»; lei sente puzza di voyeurismo.

Colman Domingo, premio Oscar per Rustin, debutta alla regia. David Jonsson sarà Davis Jr. La sceneggiatura, ancora secretata, gira sul presunto «scandalo» che costò alla coppia dozzine di dossier FBI e alla Novak l’etichetta di femme fatale da tenere lontana dai set. Un cliché che oggi, a sentire la diretta interessata, rischia di ripetersi con il volto di Sweeney, 28 anni, ex Euphoria, produttrice del progetto.

Il corpo che non perdonano

Il corpo che non perdonano

La Sweeney ha risposto con un comunicato: «Onorata di raccontare una donna che ha sfidato le convenzioni». Poi ha aggiunto un dettaglio personale: «A 11 anni portavo una taglia 32DD e pensavo di dovermi nascondere». Vuole trasformare la sua esperienza in esempio di body positivity. Il paradosso: per Novak quel corpo è il marchio stesso che la industria le ha cucito addosso sessant’anni fa.

Lo scontro riapre il caso Hollywood vs. corpi reali. Le star vintage erano costrette a divenire icone di desiderio per sopravvivere; le nuove firmano contratti da produttrici per raccontare la propria mercificazione. Il risultato, però, è lo stesso: il pubblico guarda ancora la forma prima della sostanza.

93 anni contro 28. Due generazioni, due modi di raccontare la sessualità, un’unica industria che guadagna sul loro scontro. Novak non chiede censura, chiede profondità. E, forse, il silenzio che le hanno negato nel 1958.