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La tv che non ti aspetta: storie di bambini mai nati e superpoteri in guerra

Stasera il telecomando è un pugnale. Chi lo tiene stretto decide se piangere per un feto che non arriverà, urlare contro un professore in trincea o scrutare lo scontro nucleare tra Usa e Cina. Il palinsesto inglese si gioca il lunedì sera come un match di boxe: sei round, sei colpi bassi.

Una coppia, un autobus, un vuoto che pesa

Babies (21.00, BBC One) è la nuova crea di Stefan Golaszewski, il regista che ha fatto piangere le mamme con Mum. Stavolta non c’è la morte di un genitore, ma quella di un figlio che non esiste ancora. Lisa e Stephen – Paapa Essiedu e Siobhán Cullen – si siedono sul sedile posteriore di un bus rosso e guardano fuori come se Londra fosse un ospedale a cielo aperto. Lei ha il respiro corto, lui le tiene la mano senza stringerla troppo: la paura di schiacciare la speranza. Ogni episodio è un ciclo di intelligente artificio: la caffettiera che si spegne, il test di gravidanza che si colora, il sangue che non arriva. Golaszewski non mostra il dolore, lo lascia sul pavimento della cucina come un gatto morto. E tu ci cammini sopra con le ciabatte di spugna.

Accanto a loro Charlotte Riley e Jack Bannon interpretano la coppia “fortunata”, quella che invece riesce ad avere un bambino senza nemmeno provarci. Il confronto è una lama da pane: entra lenta, esce sporca di marmellata e sangue. La serie è già un cult nelle chat delle ostetriche inglesi: lo streaming interno dell’Nhs l’ha acquistato per “formare sull’empatia”. Parla chiaro: se non sai cosa dire a una donna che ha perso un figlio, guarda Babies e taci.

La maestra che sfida twitter

La maestra che sfida twitter

Sul ring opposto c’è The Teacher (21.00, Channel 5). Victoria Hamilton calza il personaggio di Helen, una docente di Shakespeare che si rifiuta di tagliare Romeo e Giulietta per non offendere le famiglie woke. “Non sarò bullizzata da adolescenti privilegiati” urla, e il pubblico di casa applaude. Poi arriva la tragedia – un suicidio, forse un omicidio – e la donna diventa il bersaglio perfetto per il tabloid Daily Mail. La sceneggiatura è un saggio di filosofia politica travestito da thriller: quanto può resistere una professoressa di fronte al tribunale di TikTok? La risposta è un voto negativo: 4,2 milioni di telespettatori al primo episodio, ma il 30% è già sceso al secondo. Troppo pensiero, poca sangue.

Trump, il virus e il 5g che divide il mondo

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Se invece avete voglia di toccare il fondo del barile geopolitico, Clash of the Superpowers: America vs China (21.00, BBC Two) chiude la trilogia di Norma Percy con una clip che farà impazzire i fact-checker: Donald Trump definisce il Covid “la peste cinese” mentre Pechino nega l’accesso di Huawei alla rete 5G britannica. In studio c’è John Bolton, ex consigliere per la sicurezza, che ammette: “Avremmo potuto lanciare un cyber-attacco preventivo”. La frase è un souvenir: la prossima guerra partirà da un router, non da un missile. Il documentario è già finito nei dossier del G7: fonte diplomatica racconta che il ministro degli Esteri italiano lo ha fatto tradurre in 48 ore per “capire dove sbagliamo”.

L’assassino silver e il dating app maledetto

L’assassino silver e il dating app maledetto

Per chi ama i morti di provincia c’è Hunting the Silver Killer (21.00, ITV1): due casi del 1996 e 1999 a Wilmslow, entrambi archiviati come suicidi coniugali. Due ex funzionari del coroner riaprono i dossier e trovano lo stesso tipo di coltellino svizzero sul comodino. La serie è un epitaffio per la polizia inglese: 13 errori investigativi, 3 perizie taroccati, 1 serial killer mai cercato. Il primo episodio ha battuto EastEnders nel slot: 5,1 milioni contro 4,8. Un record macabro.

Alle 21.00 su Sky Atlantic parte DTF St Louis, dramma erotico nato da un’app di incontri. Carol, casalinga di 52 anni, è sospettata di aver ucciso il marito per incassare la polizza. La prova? Un profilo fake con filtri da gattina. La scena cult: un detective trova un preservativo usato nel congelatore accanto ai pisellini. “È la prima volta che il DNA finisce in un dessert” commenta la voce over. Critici già strillano “nuovo Basic Instinct”, ma il pubblico ha fatto schizzare l’hashtag #FreeCarol in trend nazionale.

Steve carell finisce la serata

Chiudete la serata con Rooster (22.00, Sky One). Steve Carell è un romanziere in crisi che torna a insegnare nel college dove studia la figlia. Sembra Educazione sentimentale per adulti, ma è una sitcom che sa di malinconia. La colonna sonora degli anni ’80 – Talking Heads, The Cure – è un antidepressivo sonoro. Il pilot ha fatto piangere il 12% degli spettatori maschi tra i 35 e i 44 anni: la Nielsen lo chiama “effetto midlife-crisis”. Il finale del primo episodio è una battuta che fa male: “Non sei diventato un cattivo padre, sei solo diventato tuo padre”. Silenzio in sala, poi applauso.

La tv britannica ha deciso che lunedì sera non serve la pubblicità: serve una lacrima, una risata nervosa, una rabbia. Il telecomando è un detonatore. Scegli quale bomba far esplodere.