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Smiley face: la commedia stoner che nessuno ha capito ma tutte dovremmo vedere

Anna Faris trascina lo spettatore per mano dentro un trip senza scorta maschile. È il 2007, Los Angeles, un piatto di cupcake all’erba sparisce in un sol boccone: da lì in poi ogni passo della protagonista Jane è un boomerang di incompetenza e tenerezza. Il film è Smiley Face, uscì in sordina, e oggi è la perfetta fotografia di un’ansia femminile che il cinema commerciale ha sempre preferito sdolcinare o ignorare.

Gregg araki gira la pagina dopo mysterious skin

Dopo il dolore adolescenziale di Mysterious Skin, Araki cambia registro senza tradire la sua ossessione per i margini. Jane non è una vittima da melodramma, è un’economista fallita che recita a tempo perso e si tappa la bocca del vuoto con spinelli. Il regista usa la risata come bisturi: taglia via la retorica della “ragazza smarrita da salvare” e lascia in piedi una donna che si perde da sola, ogni giorno, con una risata sguaiata.

L’assenza di un partner stoner maschio è un dettaglio che fa rumore. Non c’è Harold per questa Kumar, né un Cheech pronto a raddrizzare il tiro. Jane è circondata da sobri che la guardano come un virus. Il risultato è un’odissea solitaria: l’autobus che non ferma, la porta del dentista che si chiude in faccia, l’allucinazione sonora che trasforma il supermercato in un incubo da iperstimolazione. È la prima – e forse unica – commedia che spiega perché una ragazza può scoppiare in lacrime davanti agli scaffali delle creme corpo.

La depressione travestita da risata

La depressione travestita da risata

Sotto la patina di fumogeno, il film nasconde un’economia affettiva da borsa nera. Jane ha rinunciato alla tesi di laurea, ha un debito con l’erbaio e nessuno che le risponda al telefono. Araki non serve la tristezza su un piatto d’argento: la sparge nei dettagli, come il foglietto del dentista piegato quattro volte nella tasca dei jeans, o la frase «mi manca il campus» detta con la bocca piena di biscotti. È così che funziona la depressione: ti sorride mentre ti affonda il coltello.

Anna Faris, per questo ruolo, ha vinto il premio Stonette of the Year assegnato da High Times. È l’unico riconoscimento ufficiale che il film abbia mai conquistato. Un premio minore per un capolavoro minore, eppure perfetto: come Jane, anche Smiley Face vive nell’ombra, si accontenta delle briciole, e ride comunque.