Sophie turner ferma tomb raider: la serie da 200 mln rischia il flop
La produzione di Tomb Raider, la serie-evento di Amazon MGM da 200 milioni di dollari, è bloccata. Sophie Turner, 30 anni, si è infortunata sul set di Shepperton e nessuno sa davvero quanto durerà la pausa. L’ufficio stampa parla di «due settimane», ma nel circuito degli stunt e degli elettrici circola un’altra cifra: sei mesi. Troppo per una piattaforma che ha già versato acconti milionari e fissato uno slot promozionale globale.
Il costo di ogni giorno di stop supera i 300.000 euro
Non è solo una questione di salute. È una partita di potere tra il calendario dei assicurazioni e la resistenza fisica di un’interprete mai allenata come un’atleta. Turner ha rivelato a gennaio di aver scoperto «un problema cronico alla schiena» proprio durante l’addestramento: otto ore al giorno, cinque giorni a settimana, da febbraio 2023. Un boot camp da Navy Seal mascherato da prova costume. Risultato: la nuova Lara Croft ha portato il corpo oltre il limite e ora il progetto trema.
Amazon, per ora, mantiene la barca a galla. Il personale tecnico continua a percepire lo stipendio e gli scenografi sono stati dirottati su lavori di «manutenzione straordinaria» degli stessi set. Traduzione: si ripuliscono le armature di gomma e si rifanno le pitture parietali per non perdere la focalizzazione della luce. Ma se l’attrice dovesse essere sostituita, la fetta già girata – circa il 40% delle otto puntate – diventerebbe capocannoniera da buttare. E il costo di un ricalcolo totale supererebbe i 60 milioni, tra riscrittura, rishoot e penali contrattuali.

Phoebe waller-bridge gioca la carta del silenzio
La showrunner, firma brillante di Fleabag, ha ordinato ai department head di non parlare. Sul gruppo WhatsApp interno circola solo un emoji: 🤐. Motivo? La clausola di moral turpitude che lega Turner al contratto prevede il diritto di Amazon di scaricarla senza indennizzo se l’infortunio deriva da «condizioni pregresse non dichiarate». Tradotto: se si scopre che la schiena era già un cantiere aperto, la star potrebbe finire nella blacklist hollywoodiana.
Lo scenario peggiore, però, è un altro. Le fonti di The Sun – sempre iperboliche, ma stavolta vicine al reparto contabilità – ipotizzano un ritorno parziale: Turner disponibile solo per close-up e controfigure digitali, il resto affidato a una specialista di parkour già in prova costume. Soluzione che trasformerebbe la serie in un puzzle di deepfake costoso e, per il pubblico, poco eroico.
Intanto la concorrenza non dorme. Disney+ ha appena avviato National Treasure con Lisette Alexis; Netflix sperimenta la realtà aumentata su Resident Evil. Amazon, che aveva scommesso su Tomb Raider come titolo di lancio europeo per il 2025, rischia di consegnare il mercato a mani più rapide. La cifra parla da sola: ogni settimana di stop aggiunge 2,1 milioni di sprechi tra location bloccate e assicurazioni. Se davvero serviranno sei mesi, il danno supererà i 50 milioni. Più del budget di intere stagioni di The Boys.
Il vero colpo basso? L’indiscrezione che i vertici Prime Video starebano valutando un’anticipazione al Super Bowl 2025. Spot da 30 secondi acquistati a 7 milioni, trailer già montato. Ora quella cassa di risonanza è a rischio evaporazione. E nel frattempo Sophie Turner, isolata nella sua villa di Leamington Spa, posta sul profilo privato una foto di un gatto addormentato. Commento: «Sometimes you just need to rest». Il set, però, non sa più cosa significa riposo.
