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Taylor swift sotto tiro: showgirl di las vegas la querela per il titolo dell’album

Taylor Swift ha conquistato Spotify, ma ora deve difendersi in tribunale. Maren Wade, artista e showgirl di Las Vegas, l’ha citata per avere intitolato il disco The Life of a Showgirl, marchio che la performer dice di avere registrato nel 2015 con il suo spettacolo Confessions of a Showgirl. La domanda è chiara: togli quel nome e paga i danni.

La querela, depositata in Nevada e anticipata da TMZ, sostiene che la pop star abbia ignorato un rifiuto già arrivato dall’U.S. Patent and Trademark Office lo scorso anno: l’ufficio bocciò la richiesta di Swift proprio per possibile confusione con il marchio precedente. Wade racconta di avere iniziato il progetto nel 2014 come rubrica su Las Vegas Weekly, trasformato poi in one-woman show con storie vere da camerino: torte giganti dentro cui restare intrappolate, imitazioni di Madonna che finiscono male, bikini di paillette che si sfilano a metà numero.

Il nodo non è solo il titolo

L’accusa punta al “concept” complessivo: entrambe le opere raccontano la vita dietro le luci del palcoscenico, con tono ironico e autobiografico. «Il pubblico rischia di credere che il mio spettacolo sia un derivato del disco», dice Wade nei documenti, dove si legge anche la richiesta di un’ingiunzione immediata per fermare cd, merchandise e tour collegati. Il legale Jaymie Parkkinen non usa mezzi termini: «Il diritto dei marchi vale per tutti, superstar comprese».

Swift, per ora, tace. Il suo staff non ha rilasciato dichiarazioni, ma il silenzio non ferma le vendite: The Life of a Showgirl è già l’album più venduto del 2025 e ha battuto il record di stream in un giorno su Spotify. Un successo che, se la causa dovesse protrarsi, potrebbe trasformarsi in conto da salare: i danni richiesti non sono stati quantificati, ma i precedenti nel mondo dello spettacolo vedono cifre milionarie quando si tratta di usurpazione di marchio.

La lezione del caso

La lezione del caso

La vicenda ricorda quanto la guerra dei brand sia scivolata anche nel mondo della musica, dove un titolo non è più solo una frase d’impatto ma un asset da registrare, tutelare e, se serve, difendere in aula. Per Swift potrebbe bastare un accordo economico; per Wade si tratta di tutta una carriera costruita sulle tavole di un casino di Las Vegas. Intanto, sul web, i fan continuano a postare screenshot della tracklist, senza sapere che ogni click potrebbe diventare prova al processo. La regola è vecchia: prima di stampare la copertina, meglio controllare il registro dei marchi. Chi non lo fa, prima o poi paga.