Tom felton riporta draco sul palco: «mi commuovo ogni sera»
Tom Felton sale sul palco del Lyric Theatre e, per un attimo, il tempo si piega. Draco Malfoy ha 38 anni, come lui, e davanti ha una platea di newyorkesi che non hanno mai smesso di sussurrare «Serpeverde» appena cala il buio. È Broadway, è Harry Potter e l’erede maledetto, è il ritorno di un personaggio che credevamo chiuso nei dvd e invece respira, cammina, persino abbraccia il figlio.
Il palco è una trappola emotiva
«Devo pensare a oggetti random per non scoppiare in lacrime», confessa Felton nel podcastHappy Sad Confused. La sua voce è ancora impastata di jet-lag e adrenalina: «Ogni sera mi sorprende la fiamma viva del pubblico. Pensavamo si spegnesse dopo l’ultimo film, invece è un incendio che viaggia di generazione in generazione». La prova? Bambini che non erano neanche nati nel 2001 fischiano la sigla di John Williams fuori dal teatro e chiedono autografi su bacchette di 12 dollari.
Felton racconta di guardare negli occhi John Skelley, il Harry Potter adulto in scena, e di rivedere Daniel Radcliffe bambino. «È un loop emotivo: sul palco ci sono io, c’è Draco padre, c’è il ricordo di Jason Isaacs che mi osservava sul set con la sua bacchetta di lucio. Ho rubato qualche suo movimento, la dignità gelida, il passo da serpente».

138 Tecnici e un’orchestra di ingranaggi
Dietro le quinte girano 138 persone a spettacolo: macchinisti, sarta, illusionisti, addetti alle polveri di fuoco. «Non so come funzioni la metà dei trucchi», ride Felton. «C’è una botola che si apre in silenzio, una bacchetta che si trasforma in luce, una cicatrice che sanguina sul comando. È un organismo vivente, se un ingranaggio si inceppa tutto il cast si blocca».
Il cambio più duro è stato accettare un Draco «che non è più il bullo di quarta superiore». Adesso porta la cravatta di sua moglie nel taschino, legge la profezia del figlio e tremila spettatori tacciono. «È un vipassana teatrale: resti lì, senza tagli di montaggio, senza doppioni. Se sbagli una battuta, la sbagli davvero».

La varita nel regalo e il mito che non invecchia
Quando Radcliffe ha debuttato a Broadway con Merrily We Roll Along, gli ex compagni di cast hanno spedito una scatola di legno. Dentro c’era la sua bacchetta e un biglietto: «Se tutto va storto, usa questo». Felton scoppia a ridere nel ricordarlo: «Siamo rimasti una famiglia disfunzionale. Ci mandiamo ancora meme su WhatsApp, ma quando ci si trova di fronte al pubblico il gioco si fa serio».
La sorpresa più grande è il fandom cinese: «Draco è un talismano di fortuna, tipo il gatto di Maneki-neko». Fuori dal teatro i ragazzi indossano magliette con la frase «Better Malfoy than You-Know-Who» e chiedono selfie. Felton li interroga: «Che casa sei?» Se rispondono Tassorosso o Corvonero, gli strappa di mano il programma e scappa. È uno scherzo, ma dentro c’è tutta la tenerezza di chi ha capito che il tempo non cancella, trasforma.
Il 25º anniversario del primo film è l’anno prossimo. Felton non sa se ci sarà un nuovo film, ma sul palco ha imparato una cosa: «Le storie non finiscono, ingrandiscono. Broadway è un pentolone dove il mito bolla ogni sera. E io, Draco, ci sto dentro finché il pubblico avrà voglia di versare una lacrima per un ragazzo che è diventato padre».