Iran strangola ormuz: 5 petrolieri al giorno e il golfo trema
Lo stretto di Ormuz è un rubinetto chiuso a metà. Dal 28 febbraio passano cinque petrolieri al giorno, non 86. Tehran fissa il pedaggio: 2 milioni di dollari in criptovalute o yuan. Chi non paga, resta fuori. E il mercato globale perde ogni giorno l’equivalente di 17 milioni di barili.
Il muro che divide il golfo
Sultan Al Jaber, ADNOC, ha avvertito Houston: «Terrorismo economico». Le risposte sono già in piedi, ma non bastano. Gli Emirati hanno Adcop: 1,7 milioni di barili al giorno verso Fujairah, fuori dallo stretto. L’Arabia Saudita spinge 5 milioni su 7 attraverso la East-West a Yanbu. Entrambi i terminal sono già stati colpiti da droni e missili. La capacità reale è ridotta del 30%.
Il conto: Habshan-Fujairah costò 4,2 miliardi nel 2012, oggi 6. Robin Mills, Qamar Energy, fa la matematica: «Con il Brent a 95 dollari, il payback è di un mese se il canale resta chiuso». Un nuovo ducto verso Duqm in Oman chiede 10 miliardi. I fondi sovrani del Golfo ci pensano, ma il tempo stringe.
Kuwait, Bahrein e Qatar non hanno via d’uscita. Riad li usa come valvola, trattenendo o aprendo i propri rubinetti. Il prezzo sale, e con esso la tentazione di lucrare sul dolore altrui. Nel breve, chi ha oleodotti vince. Nel lungo, se Teheran continua a stringere, tutta la regione affonda.

Ferrovie e silos sotto sabbia
La soluzione non è solo tubi. Il Saudi Landbridge e l’Etihad Rail punta su Sohar trasportano fertilizzanti, metalli e derivati. ADNOC ha scavato 42 milioni di barili di capacità sotterranea a Fujairah: un bunker per sopravvivere a un assedio aereo. Ma un silo non naviga, e senza navi l’Asia non si alimenta.
L’Iraq prova a farsi corridoio: 650mila barili verso Ceyhan, 1,5 milioni se la Turchia riapre i pompi. Bagdad sogna un ducto verso Aqaba in Giordania. Tehran, tramite le milizie sciite, già mette le mine. Per Kuwait, passare per Bassora significherebbe svincolarsi da Riad. Il prezzo del transito, però, è la geopolitica.
Resta il mar Rosso, ma gli Houthi ci sparano sopra. I carichi da Yanbu devono aggirare l’Africa, 15 giorni in più, 1,8 milioni al giorno di costi di shipping. Il Murban, il Arab Light e il Basrah Heavy si mischiano nei serbatoi di emergenza, perdendo quotazione. Ogni giorno di ritardo costa 250 milioni di dollari di differenziale.
Il mondo ha 90 giorni di scorte strategiche. Il Golfo ne ha 30. Dopo, se Ormuz resta chiuso, la recessione non è una possibilità: è un orario.