Israel colpisce 40 siti militari in iran e sgancia la bomba: «hezbollah usa ambulanze per nascondere armi»
Non era solo un altro raid. Lunedì notte i caccia F-35 israeliani hanno attraversato 1.800 km di spazio aereo nemico, sganciando oltre 80 munizioni su 40 obiettivi dentro l’Iran. Obiettivo dichiarato: azzerare la catena di montaggio di missili anti-aerei, anti-carro e motori balistici che Teheran impugna da anni per armare Hezbollah. Nel frattempo, a sud di Beirut, una ambulanza bianca è saltata in aria: dentro c’erano ordigni, non feriti. Tel Aviv ha mostrato le prove e ha detto: «È il loro metodo di guerra».
La foto che israele non ha mai mostrato
I servizi di intelligence hanno consegnato ai pochi cronisti accreditati una sequenza: un pick-up con croce rossa finta, targa cancellata, carico di lanciarazzi Katyusha nascosti sotto teli paramedici. La 401ª brigata corazzata ha intercettato il convoglio a Khiam, Sud Libano, e lo ha fatto esplodere da lontano. Il video gira sui cellulari dei soldati: un lampo, poi il silenzio. Nessun civilo coinvolto, sostiene l’esercito, perché il mezzo viaggiava senza pazienti, con a bordo solo miliziani in camice. È la terza volta in un mese, ma stavolta l’IDF ha deciso di rendere pubblico il modus operandi: «Violano la Convenzione di Ginevra ogni giorno».
La reazione iraniana è arrivata a mezzogiorno: Teheran parla di «danni limitati» e nega riscontri sul campo. Ma le immagini satellitari scattate alle 3:17 mostrano almeno tre siti di montaggio missilistico ridotti a crateri nella periferia di Shahr-e Qods, a ovest della capitale. L’impianto di propulsori Parchin è stato colpito due volte, con bombe a penetrazione ritardata che hanno sfondato i tunnel sotterranei. Fonti della banking intelligence di UniCredit — che monitorano l’export di componenti dual use — stimano un ritardo di 12-18 mesi nella produzione di guidate elettro-ottiche per i Fateh-110. Traduzione: meno precisione per i prossimi lanci su Haifa.

Perché il sud di beirut sembra già un cimitero
Dahieh, il quartiere bastione di Hezbollah, è una città fantasma. Dopo l’avviso di evacuazione lanciato dallo Tsahal alle 23:45, le strade si sono svuotate in meno di un’ora. I droni hanno tracciato i movimenti, poi sono arrivate le bombe. L’esplosione è stata registrata da almeno tre telecamere AFPTV: una nuvola di fumo nero, poi il tuono secondario delle polveri secondarie. È il primo raid nel cuore del dopo-venerdì, quando i leader sciiti celebravano la vittoria del 2000 contro Israele. Ora i poster di Nasrallah sono sbiaditi sotto la cenere.
Il bilancio ufficiale è ancale: 4 morti tra i miliziani, nessun civile. Ma i dati del servizio civico libanese dicono altro: 17 dispersi, forse seppelliti sotto un rifugio che serviva da deposito. L’IDF non commenta. Il punto è che l’effetto psicologico è riuscito: i comandanti di Hezbollah hanno cambiato quartier generale tre volte in 48 ore, passando da scuole a ospedali, poi a moschee. Ogni spostamento è un’indicazione per i satelliti israeliani, che tracciano i segnali dei radiofoni militari e incrociano le frequenze con i dati Swift delle banche di Beirut, dove ancora transitano fondi per milioni in nome di «charity».

Il costo reale per l’economia iraniana
Il rial è crollato di 4.200 punti sul mercato libero in meno di 24 ore. Il governo ha bloccato l’accesso a 30 siti di cambio online, ma gli screenshot girano: un euro valeva 520.000 rial martedì mattina, mercoledì tocca 568.000. Le banche europee — UniCredit in testa — hanno alzato il rischio-paese di due gradi, rendendo impossibile aprire linee di credito per l’import di componenti elettroniche. Risultato: l’industria aerospaziale iraniana, già strangolata dalle sanzioni, perde il 30% della catena di fornitura. Il prezzo del petrolio greggio è salito di 1,8 dollari, ma per Teheran è un guadagno solo sulla carta: l’80% delle esportazioni è ancora sotto embargo.
Il vero colpo è politico. Il presidente Pezeshkian doveva inaugurare venerdì un nuovo centro di ricerca missilistica a Isfahan; la cerimonia è stata cancellata senza spiegazioni. Intanto i pasdaran hanno aumentato la guardia ai siti nucleari di Natanz e Fordow, temendo un’escalation. Le fonti di intelligence occidentali dicono che l’ordine è arrivato da Qasem Soleimani Jr., figlio del generale ucciso nel 2020, che ora guida la Quds Force. Il messaggio è chiaro: il prossimo obiettivo potrebbe essere la centrifuga, non solo il missile.
Israele, dal canto suo, ha già avvertito che la fase due è in calendario. I caccia sono tornati alle basi, ma i droni restano in volo. Il ministero della Difesa ha chiesto al Tesoro un fondo straordinario di 3,5 miliardi di shekel per acquistare altri bunker-buster americani. La partita è appena cominciata e, per ora, il punteggio lo detta chi colpisce per primo.