Israel retrocede: la messa del palme torna al santo sepolcro dopo la bufera diplomatica
Jerusalem, 06:47 dell’alba. Il cancello del Santo Sepolcro si apre, la processione del patriarca latino Pierbattista Pizzaballa riprende il suo cammino e il governo israeliano fa marcia indietro. Netanyahu revoca il veto che aveva bloccato la messa del Domingo di Palme, ma lo scontro con Madrid è già esploso: l’ambasciatrice ad interim convocata a palazzo Vargas, il ministro Bolaños che parla di «nuova violazione del diritto internazionale» e la diplomazia spagnola che minaccia ritorsioni se i cancelli si chiuderanno ancora.
Il veto, la protesta, la retromarcia
Motivo ufficiale: sicurezza. Motivo reale, secondo fonti dell’intelligence citate da El País: la tensione dopo gli scontri notturni tra giovani palestinesi e forze di sicurezza nella Spianata delle Moschee. Così, per la prima volta dal 1342, il patriarca latino si è visto sbarrare l’ingresso alla basilica. Reazione a catena: Albares convoca la diplomatica israeliana, Sánchez twitta «attacco inaccettabile alla libertà religiosa» e Saar, ministro degli Esteri di Gerusalemme, rintuzza: «Madrid non perde occasione per attizzare l’odio anti-Israele».
La mossa di Netanyahu allega la protesta, non la rabbia. «Possono celebrare i riti come desiderano», dice una nota di palazzo, ma il danno è fatto. La Santa Sede non perdona: fonti vaticane parlano di «precedente pericoloso» e ventilano il rinvio della visita del papa in programma per giugno. Intanto, l’organico della Custodia di Terrasanta rafforza i turni di guardia: temono nuovi blocchi a Pasqua.

La partita che si allarga: da gerusalemme ai porti europei
Albares, in conferenza stampa, cambia registro e alza la posta: «Non è solo una questione di libertà di culto. È il sintomo di una guerra che si allarga, Siria inclusa, e che presto spingerà rifugiati verso l’Europa». La frase non è retorica: il ministero dell’Interno ha già attivato il piano «Med-Or 3» per fronteggiare possibili sbarchi sulle coste andaluse. La Commissione UE, intanto, valuta sanzioni mirate se Israele continuerà a restringere l’accesso ai luoghi santi.
La lezione è chiara: chi chiude il Santo Sepolcro non blocca solo un rito, ma apre un fronte diplomatico. E Madrid, con il suo esiguo peso militare ma con un pulpito europeo, ha deciso di usarlo. La prossima mossa spetta a Netanyahu: se il veto si ripete, la Spagna minaccia di riconoscere formalmente lo Stato palestinese entro l’estate. Una fiche che, nel tavolo mediorientale, vale più di mille proteste.
