Israel strappa il sud del libano: 4 morti a bint yebeil, l’offensiva verso il litani accelera
Quattro corpi sul selciato di Bint Yebeil. Poi il silenzio rotto solo dal ronzio degli F-16 che tornano indietro. È così che il Sud del Libano ha salutato il pomeriggio di lunedì, mentre l’esercito israeliano spingeva la sua linea di fuoco fino a toccare il fiume Litani, obiettivo dichiarato da giorni.
L’attacco ha colpito il mercato centrale del paese, un crocevia di bancarelle di frutta e di ricordi. Fonti ospedaliere di Tyre parlano di sette vittime complessive nelle ultime ore: quattro nel centro di Bint Yebeil, tre nel villaggio di Hanuiyé. I numeri sembrano sempre i medesimi, ma ogni cifra nasconde un nome cancellato.

La mappa del fuoco: da nabatiye a marjayoun
Gli elicotteri Apache non si sono fermati lì. Hanno solcato il cielo sopra Marej al Safa, quartiere di Shukin a Nabatiye, e poi Hanin, Yater, Kafra: un rosario di villaggi che adesso camminano tra macerie e campane a morto. L’artiglieria ha fatito il resto: Hanín, Jiam, Tulín nel distretto di Marjayoun; Esrifa in quello di Tyre. Ogni colpo sembra voler riscrivere il confine con il cannone.
Intanto, da nord a sud, oltre cento torri di comunicazione sono crollate a Beirut e dintorni secondo l’IDF. Le definiscono «infrastrutture terroristiche»; per Hezbollah erano semplicemente antenne per parlare al proprio popolo. Il gioco delle etichette dura da decenni, ma oggi i pezzi di cemento armato fanno più rumore delle parole.
Il Ministero della Salute libanese ha aggiornato il bilancio dell’offensiva iniziata il 3 marzo: 1.247 morti e 3.680 feriti. Uno Stato intero che trema, mentre qualcuno lancia di nuovo razzi verso Haifa e la spirale si riavvia, come un disco rotto che nessun diplomatico riesce più a fermare.
La verità è che il fiume Litani, acqua dolce e strategica, scorre più lontano di quanto i tank possano arrivare in un giorno. Ma il sangue versato oggi ridisegna le carte geografiche meglio di qualunque trattato. E dietro ogni numero c’è un mercato vuoto, una casa senza tetto, un silenzio che non trova traduzione.
