Israele blinda il futuro: 270 miliardi di dollari per la guerra, il parlamento scioglie il nodo elezioni

Alle 3:42 di lunedì notte, mentre i radar segnalavano droni Hezbollah sopra il nord del Paese, la Knesset ha votato 62 a 55 il bilancio 2026: 850 miliardi di shekel, il più bellico della storia di Israele. Se il 31 marzo l’esercitazione contabile fosse saltata, oggi Netanyahu sarebbe già in campagna elettorale; invece resta a galla, almeno fino a ottobre 2026.

La cifra che ferma lo sguardo è 142 miliardi di shekel per la Difesa: +30 miliardi rispetto al progetto iniziale, un altro 10 miliardi in dollari se arrivano i fondi Usa. In percentuale sul Pil siamo all’8%, livello che non si vedeva dai giorni di Rabin e dei sacchi di sabbia sul confine giordano. Il ministero delle Finanze, in una nota passata in seconda serata, ammette che «la spesa militare ha divorato ogni margine di manovra».

Il deficit sale al 4,9% e la banca d’israele protesta

Il buco cresce di un punto intero rispetto alla lettura di gennaio. Il governatore Amir Yaron aveva detto che «3,9% è già troppo»; adesso gli resta il consololo di un’economia che, per il secondo anno consecutivo, vive di guerra. Il debito pubblico, secondo i tecnici di Tel Aviv, supererà il 65% del Pil nel 2027. «È la fotografia di un Paese che finanzia il fronte interno con il futuro dei propri figli», commenta un analista che ha lavorato al piano economico dell’Intifada.

La maggioranza ha retto grazie a un patto a tre: Shas e le due anime di Torah Unida hanno ottenuto l’ennesima proroga sul servizio militare per gli studenti di yeshivà. Il capo di Stato maggiore Herzi Halevi, in uniforme, ha trascorso la notte al centro di comando di Tel Aviv; sa che ogni esenzione equivale a 7.000 soldati in meno, proprio mentre i droni iraniani superano il Golan.

Operazione “leone che ruggisce” e il fronte che non si spegne

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Dal 28 febbraio la marina israeliana pattuglia lo stretto di Hormuz insieme a portaerei Usa. L’aviazione ha intensificato i raid su Beirut dopo la morte di Khamenei; Hezbollah risponde con quadricotteri da 400 dollari che costano meno di un proiettile Iron Dome. Il bilancio, in questo contesto, non è solo un foglio Excel: è il permesso di continuare a sparare.

Netanyahu esce dall’aula con la giacca stropicciata e un sorriso da 270 miliardi. La coalizione resta in piedi, ma i sondaggi interni al Likud danno il partito al 19%: se votassimo domani, Gantz tornerebbe al potere. Il premier lo sa e, per questo, ha comprato altri 18 mesi. Il prezzo lo pagheranno le casse dello Stato e, molto probabilmente, le famiglie che vedranno lievitare l’Iva sul latte già a gennaio.

Alle 5:00, mentre i deputati ultraortodossi lasciano l’emiciclo per recitare lo Shacharit, i primi camion carichi di nuovi carri Arriva entrano verso le basi del Negev. Il conto, in fondo, è semplice: si può rimandare un’elezione, non un razzo. E Israele ha appena firmato l’assegno più grande della sua storia.