Israele sfonda il cuore militare dell'iran: colpita l'università dei guardiani della rivoluzione

Israele ha portato la guerra dentro il laboratorio segreto dove nascevano i missili iraniani. L'attacco notturno all'Università militare Imam Hosein — il West Point dei Guardiani della Rivoluzione — ha trasformato in cenere il nodo nevralgico della ricerca d'élite di Teheran.

I caccia israeliani hanno raso al suolo tunnel del vento sotterranei usati per testare missili balistici, un centro di armi chimiche e laboratori di propulsione: tre obiettivi dentro lo stesso campus che nessun nemico aveva mai sfiorato. Il bilancio, secondo fonti interne, supera i 1.500 morti, tra cui il leader supremo Ali Khamenei e la cima del comando militare e dei servizi segreti iraniani.

Il campus che era un'atomica diplomatica

L'università Imam Hosein non è solo una scuola: è il cuore pulsante del complesso industriale militare iraniano, finanziato con miliardi di petrolio e protetto da una corona di montagne a sud di Teheran. Israele sostiene che da quei laboratori uscivano i progetti di droni Shahed usati in Ucraina e di missili a lungo raggio puntati su Tel Aviv. L'attacco, pianificato per mesi, è arrivato mentre Washington chiedeva un cessate il fuoco. La risposta di Gerusalemme è stata un bombardamento di 90 minuti che ha spento le luci della capitale iraniana.

Le immagini satellitari mostrano crateri lunghi 60 metri accanto ai padiglioni di ingegneria aerospaziale. I tunnel del vento — costruiti con tecnologia nordcoreana — sono crollati come cartapesta. Un analista occidentale parla di «decapitazione tecnologica» del programma balistico iraniano: «Hanno colpito dove il sapere si trasforma in armi, non dove si accumula.

Il silenzio che urla dentro il regime

Il silenzio che urla dentro il regime

A Teheran, per ore, nessun funzionario ha confermato la morte di Khamenei. Poi è arrivato un comunicato sobrio: «Martiri caduti per difendere la patria». La designazione di un nuovo guida è già un combattimento di potere tra l'ala dura dei Guardiani e i civili filo-occidentali. Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale è sciolto: il suo segretario Ali Larijani è morto sotto le macerie. Il ministero della Difesa e quello dell'Intelligence sono guidati da uomini fantasma: i titolari Aziz Nasirzadé ed Esmaeil Jatib non hanno mai fatto in tempo a lasciare l'edificio.

Il vuoto di comando è tale che le forze iraniane hanno smesso di rispondere ai contatti radio. Un generale in esilio parla di «apnea militare» e calcola che il tempo di reazione a un nuovo attacco sia salito da 15 minuti a oltre due ore.

Israele, intanto, ha già fissato la prossima «casella» della sua scacchiera: il porto di Bandar Abbas, dove transitano le ardi fornite alla Russia. Il premier Netanyahu, davanti al gabinetto, ha detto: «Non fermeremo la mano finché l'Iran non smette di sognare la bomba». La notte dopo l'assalto all'università, i radar hanno rilevato nuovi jet in volo verso sud. La partita è appena cominciata e il cronometro segna 0-2 per Israele.