Israele silenzia l'iran: il reattore di khondab fuori gioco
L'ultima bolla di ossigeno per il programma nucleare iraniano si è spaccata sulle colline di Khondab. L'OIEA ha appena confermato ciò che Teherán temeva e Jerusalem celebrava già da venerdì: la centrale di acqua pesarda non esiste più.

Il satellite che non mente
Le immagini scattate dall'alto non lasciano spazio ai diplomatici. L'Agenzia internazionale ha ricostruito in 48 ore la mappa dei danni: serbatoi aperti come lattine, tubature recise, edifici di processo ridotti a mucchi di cemento armato. Nessun materiale nucleare dichiarato sotto chiave, precisa il comunicato, ma anche nessuna possibilità di riparare prima di mesi. L'acqua pesarda — quel D₂O che trasforma un calderone civile in una fabbrica di plutonio — ha smesso di colare.
Il raid ha colpito a 40 km da Arak, dove il reattor IR-40 giace in letargo dal 2015. Netanyahu ha spostato il fronte più a nord, lontano dai riflettori dell'accordo JCPOA. Risultato: un impianto fuori protocollo, quindi fuori ispezione, è saltato comunque. Il segnale è brutale: per Israele ogni centimetro della filiera atomica iraniana è un bersaglio legittimo, trattato o non trattato.
Il cronometro della proliferazione si è appena accorciato. Khondab forniva ossido di deuterio per futuri reattori; senza di esso Teherán può solo consumare le scorte o cercare fornitori sul mercato nero. Le alternative — riattivare l'impianto di Arak o importare dall'estero — sono lente, rumorose, facili da intercettare. Il vuoto che ha lasciato l'F-35 si legge nei numeri: meno acqua pesarda, meno plutonio, meno testate possibili.
Washington ha sorriso senza aprire bocca. Un mese di bombardamenti congiunti ha già dimezzato i siti d'uranio di Natanz e Fordow; Khondab è il tassello mancante per tenere l'iran fuori dalla soglia di 90% di arricchimento. Il prezzo, però, lo pagano le trattative ancora in piedi a Doha. Ogni esplosione riduce lo spazio diplomatico prima del voto americano di novembre. E l'iran, questa volta, non può neppure gridare alla violazione dell'accordo: l'impianto non era nell'elenco.
La partita è aperta, ma il tabellone segna 3-0 per gli israeliani. Il prossimo fischio potrebbe partire da Parchin o da Isfahan. Lì l'acqua è normale, ma il destino dell'atomico iraniano continua a scorrere veloce, come il deuterio che non esiste più.
