Ivanna maszczak è morta a 100 anni: la donna che sopravvisse al gulag e trovò casa a londra

Ha visto il suo Paese invaso, è stata deportata in Siberia, costretta ai lavori forzati, torturata. Eppure, quando raccontava quegli anni, Ivanna Maszczak sorrideva. «Sono solo cose che capitano», diceva. È morta a Londra, appena compiuti i 100 anni, lasciando dietro di sé una storia che sembra un romanzo del Novecento, ma è tutta vera.

Una ragazza ucraina finita nel mirino di stalin

Nata nel 1924 a Krupets, villaggio della regione di Sokal, Ivanna era figlia di un prete ortodosso e di una maestra. Musica, poesia, teatro: la sua infanzia profumava di cultura ucraina, quella stessa identità che la condannerà. Nel 1948, in Polonia, la NKVD la arrestò per «collaborazionismo» con i partigiani ucraini. La condanna: 10 anni di lavori forzati a Magadan, nel cuore del gulag di Kolyma, 10.000 chilometri da casa.

Sette anni di fame, freddo, botte. Sette anni in cui ha visto morire compagne di ceppo. Nel 1955, dopo la morte di Stalin, la scarcerarono senza una scusa. Ma Ivanna non si è mai vendicata. Ha solo cambiato capitolo.

Da notting hill, ha tenuto viva la memoria dell’ucraina

Da notting hill, ha tenuto viva la memoria dell’ucraina

È arrivata a Londra nel 1965, per visitare un’amica. Cinque giorni dopo conobbe Wolodomyr Maszczak, un redattore di un giornale ucraino. Si sposarono nello stesso anno. Trasferita in un terzo piano senza ascensore a Notting Hill, Ivanna diventò bibliotecaria dell’Association of Ukrainians in Great Britain. In pensione, ha imparato a dipingere: chiese in legno, neve, campi di girasole. Ha pubblicato due memorie: Roads from the Past (2010) e Love and Pain (2024), quest’ultima a 99 anni.

Alcuni la ricordano al mercato di Portobello, altri nella cattedrale cattolica ucraina di Mayfair. Tutti concordano su un dettaglio: rideva davvero, anche quando scherzava sul gulag. Il suo segreto? «Non ho mai chiesto pietà. Ho solo continuato a vivere.»

Ivanna lascia due nipoti e una comunità che adesso, senza di lei, dovrà raccontare da sé cosa significhi resistere.