Jamaica sfida il caldo di guadalajara per il sogno mondiale: martedì il match congolese

Il sole picchia a 32 gradi all’ombra, ma la Jamaica non si scompone. All’Academia AGA, a pochi passi dallo Estadio Guadalajara, i Reggae Boyz hanno chiuso ieri l’ultima seduta a porte chiuse con un solo mantra in testa: vincere il repechage e volare nel girone K di Canada-Messico-USA 2026, dove li aspettano Portogallo, Colombia e Uzbekistan.

Il caldo è un avversario più temibile del congo

«Domani sarà ancora peggio: radiazione solare alle stelle e umidà che toglie il respiro. Ma ci abbiamo fatto il callo», dice Joel Latibeaudiere, difensore che in Inghilterra ha visto neve e fango, mai un forno così. Il ct Heimir Hallgrímsson ha spostato l’allenamento alle 14:30, l’orario ufficiale del match, per abituare polmoni e testa alla distorsione tropicale. Risultato: otto carrelli d’acqua ghiacciata, due interruzioni per crampi, zero recriminazioni.

Il nemico si chiama Repubblica Democratica del Congo, arrivata al turno decisivo grazie al ranking Fifa, non a un campo. È fisicità pura, cinque titolarissimi in Europa, ma è anche l’unica squadra del tabellone che non ha mai giocato una partita ufficiale in questa fase. La Jamaica, invece, ha macinato tre turni preliminari, l’ultimo un 2-1 a New Caledonia che sa di semifinale Champions.

La città si blinda per 22 giocatori

La città si blinda per 22 giocatori

Il convoglio giamaicano è arrivato al Verde Valle, quartier generale delle Chivas, scortato da un dispositivo di 300 uomini: esercito messicano, Guardia Nacional, polizia statale e municipale, più una decina di motociclisti della vialità. Un dispiego da capo di Stato per una squadra che, in patria, divide l’attenzione con il cricket e il rum. «Qui ci trattano da rock star», sorride Ian Fray, full-back dell’Inter Miami che Messi ha portato a conoscere il rialzo termico della Florida. «Ma domani non serviranno selfie, servirà gamba».

L’allenamento finale è durato 75 minuti: 10 minuti di rondine a 360°, 20 di sfida 4×4 su spazi ridotti, 15 di conclusioni dal limite e poi la parte fisica con il preparatore islandese che ha fatto correre i titolari in salita per 8 ripetute da 60 metri. Nessun tattico: le istruzioni sono già in testa, i ruoli decisi da giorni. Il 4-2-3-1 con Leon Bailey sulla trequarti e Michail Antonio centravanti è un affare chiuso.

Un biglietto vale 100 milioni di tv

La federazione giamaicana ha calcolato che l’accesso al Mondiale significherebbe per il paese una visibilità pari a 100 milioni di telespettatori tra diritti tv, sponsor e contratti di immagine. La prima partita contro il Portogallo sarebbe trasmessa in diretta a Kingston alle 3 del mattino: il governo ha già annunciato scuole chiuse e piazze con maxi-schermo. Il Congo, dal canto suo, non ha mai superato la fase a gironi in due presenze (1974 e 2018); per loro è una finale economica oltre che sportiva: il premio Fifa per la qualificazione vale 10 milioni di dollari, più del doppio del budget annuale della federazione congolese.

Mentre i giocatori rientrano in albergo, un gruppo di tifosi locali intona One Love fuori dal cancello. Dentro, Hallgrímsson tiene un discorso da 30 secondi: «Ricordatevi che il caldo colpisce anche loro. Chi si lamenta perde». Poi spegne la luce. Domani, alle 15:30 locali, il termometro toccherà i 34 gradi. In campo ci saranno 22 sudati, un pallone e un sogno chiamato Mondiale. Nessuna storia di eroi, solo chi resiste più a lungo sotto il fuoco del centroamerica.