Jorge martín: «il secondo non basta più, ma a jerez riparto da zero»

Jorge Martín è salito sul secondo gradino del podio ad Austin con le spalle che gli bruciavano come se avesse portato la moto a spalla per 20 giri. «Ho dato tutto, ma ogni volta che il semaforo si spegne il secondo non sa più di trionfo: sa di rimando.»

Bezzecchi ha spinto così forte che ho dovuto scegliere tra il rischio e il respirare

Lo spagnolo racconta di un contatto a metà gara, quando Marco Bezzecchi ha infilato la sua Ducati sotto la Aprilia RS-GP come se il rettilineo fosse un tunnel. «Pensavo: adesso perde grip e lo riprendo. Invece ha continuato a volare. Io tiravo i freni con i deltoidi in fiamme, le ultime tre curve le ho fatte guidando con la vista perché le braccia non rispondevano più.»

Il dato è crudo: Martín ha chiuso a 1″412 dal vincitore dopo averlo incollato per sedici tornate. «Quindici-16 giri all’attacco, poi ho calcolato: o arrivo secondo o non arrivo. I punti, a novembre, valgono oro.»

Austin è solo una tappa: il vero banco è jerez

Austin è solo una tappa: il vero banco è jerez

Il calendario dice Gran Premio d’Spagna fra due settimane. Martín ci corre sopra come chi ha un debito con il destino: «L’anno scorso a Jerez non sono nemmeno partito. Stavolta voglio solo finire, zero proclami. Poi, se a Sepang saremo ancora lì, si vedrà chi ha il fegato di parlare di psicologia e chi no.»

Il team Aprilia lo guarda con l’aria di chi ha trovato un diamante grezzo: la moto è competitiva, il pilota è lucido, il campionato è ancora un foglio bianco. «La moto è al top, Marco è un mostro, io ho fame. Metteteci pure lo scarico che fa i record: la miscela è esplosiva.»

Intanto, nel box, preparano già le cartelle con la scritta «Jerez» e un post-it giallo: «Non mollare mai, ma non morire mai». Martín ci ride sopra: «È l’unico modo per arrivare primi senza finire ultimi.»