Kiev accusa mosca di deviare droni verso i baltici: 'lo fanno per propaganda'

Kiev lancia la bomba: i droni che hanno violato lo spazio aereo di Finlandia ed Estonia non erano nostri, ma sono stati deviati apposta dalla Russia per colpire l'immagine dell'Ucraina. Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiga dopo un vertice informale a Bruxelles, dove ha presentato dossier di intelligence che – a suo dire – inchiodano Mosca.

I droni che non dovevano esistere

Nei giorni scorsi oggetti non identificati – poi confermati appartenenti a un'offensiva di Kiev – sono comparsi sui radar di Vilnius, Riga, Tallin e Helsinki. La reazione è stata istantanea: F-16 decollati, allarmi aerei, titoloni sui media. Nessun danno, ma il timore di un'escalation. Sybiga ha invertito la narrazione: 'Abbiamo prove che il Cremlino ha hackerato la rote dei droni per farli sbandare sui nostri alleati, creando il caos e puntando il dito contro di noi'.

La tesi è semplice: la Russia avrebbe intercettato i veicoli aerei senza pilota, ne avrebbe alterato il GPS e li avrebbe fatti piombare sulle teste dei baltici. Obiettivo? Dimostrare che l'Ucraina è incapace di controllare i propri mezzi e, soprattutto, indebolire il sostengo occidentale. Il ministro non ha mostrato carte alla stampa, ma ha promesso 'condivisione totale' con i servizi segreti di Bruxelles.

Il silenzio di mosca e il rischio reale

Il silenzio di mosca e il rischio reale

Dal Cremlino, per ora, solo un sospiro di sufficienza: fonti interne liquidano la ricostruzione come 'fantasie da cartone animato'. Peccato che la NATO abbia già convocato una riunione d'emergenza e che i paesi interessati chiedano un'indagine internazionale. Il punto, però, è un altro: se l'accusa dovesse essere confermata, si aprirebbe uno scenario inedito di guerra elettronica in cui i droni diventano armi di disinformazione prima ancora che di distruzione.

Per l'Europa è un banco di prova: servirà distinguere tra incidenti tecnici e manovre di dissimulazione, mentre i radar si moltiplicano e i cittadini guardano al cielo con la stessa paura con cui si controlla l'indice di radiazione. Kiev, dal canto suo, ha già promesso 'sistemi di autodistruzione' aggiornati per evitare nuove deviazioni. Ma la domanda, adesso, è quanta fiducia possa ancora concedere la diplomazia a un conflitto dove anche i cieli neutri rischiano di diventare campo di battaglia.