Kiev blindata: zelenski sigla 10 anni di aiuti militari con sofia e traccia la rotta del gas che taglia fuori mosca

Kiev — Volodímir Zelenski non ha perso tempo. Mentre le batterie russe continuano a martellare il Donbas, ha stretto la mano ad Andrey Gyurov e ha siglato un patto di sicurezza decennale con la Bulgaria. Dieci anni di forniture militari, coproduzione di droni e un corridoio energetico che dall’Egeo può arrivare fino a Kiev, bypassando il gaspipe russo.

Il presidente ucraino ha ricevuto il premier di Sofia nella sua sede blindata. Fuori, sirene. Dentro, numeri. 10 miliardi di metri cubici di gas all’anno: è la cifra che Ucraina potrebbe ricevere se il corridoio verticale Grecia-Bulgaria-Romania-Ucraina-Moldavia entrerà in funzione. «Per noi è una polizza vita», ha detto Zelenski. «Un’alternativa concreta se qualcuno in Europa continua a tentennare sulle sanzioni al metano russo».

Il programma safe e la fabbrica dei droni bulgari

Accordo alla mano, si passa ai droni. Kiev non chiede più solo arri­v­i, vuole produrre in casa. E Sofia ha detto sì. Userà il programma SAFE dell’Unione Europea, il meccanismo di acquisto collettivo che ora diventa anche banco di prova per una filiera balcanica di aeromobili senza pilota. «L’intelligence di guerra si costruisce così: componente per componente, radar su radar», ha spiegato un consulente della difesa ucraina presente al tavolo.

Gyurov ha portato anche un regalo in contanti: la Bulgaria entra nel programma PURL, la lista della spesa di Kiev finanziata dai partner. Tradotto: a partire dal 2025 Kiev potrà comprare missili Patriot made in USA con soldi bulgari. «La sicurezza di Kiev è la sicurezza di Sofia», ha ripetuto il premier, cercando di scrollarsi di dosso l’immagine di un paese storicamente filo-russo.

Il corridoio energetico che spaventa mosca

Il corridoio energetico che spaventa mosca

Il vero tasto dolente resta l’energia. L’inverno scorso la Russia ha usato il gas come leva politica. Ora Zelenski vuole chiudere la valvola. Il corridoio verticale, già in progetto da anni, potrebbe trasportare GNL greco fino a Odessa e da lì risalire verso Polonia e Slovacchia. «Un tubo che non solo porta metano, ma anche sovranità», ha sintetizzato il ministro dell’energia ucraino German Galushenko.

Resta la domanda: chi pagherà? Bruxelles ha stanziato fondi per le infrastrutture, ma serviranno almeno 18 mesi per completare i tratti mancanti. E Budapest continua a rallentare, legata agli accordi bilaterali con Gazprom. «Se qualcuno blocca, noi apriamo altri rubinetti», ha avvertito Zelenski. «La storia insegna: chi ha il gas, ha la chiave dell’Europa centrale».

Quando i due leader si sono salutati, fuori era già notte. A Kiev è tornata la sirena. Dentro, però, c’è chi già disegna mappe di un futuro senza il gas russo. E sul tavolo è rimasto un foglio: l’ordine del giorno della prossima riunione, in programma a Sofia, per decidere dove piazzare i primi impianti di liquefazione bulgari. Il tempo stringe: l’inverno è a meno di cento giorni.