La gasolina in messico tocca 23,69 pesos: è la nuova frontiera del caro-vita
Il litro di Magna ha chiuso ieri a 23,690 pesos. Sembra un dato da bollettino, invece è l’ennesimo campanello d’allarme per le tasche dei messicani. A meno di un anno dall’accordo siglato tra Claudia Sheinbaum e i leader petroliferi per mantenere la benzina «verde» sotto i 24 pesos, la linea rossa è già toccata. E il diesel, quello usato per portare il mais dalle campagne al mercato, viaggia addirittura a 28,756 pesos.
Lo rivelano i permisionari registrati davanti alla Cre il 30 marzo, l’ultimo aggiornamento prima del passaggio di consegne alla neonata Comisión Nacional de Energía. Un cambio di sigle che, in teoria, non doveva cambiare nulla. In pratica, però, ha già fatto lievitare la Premium a 27,941 pesos al litro: +18 centesimi in una settimana.
Il mandato tecnico che non riesce a trattenere i prezzi
La CNE, erede della Cre cancellata per decreto, ha il compito di «garantire soberanía, seguridad y autosuficiencia». Tradotto: deve vigilare sui prezzi, rilasciare permessi e, se serve, multare. Ma il listino è determinato altrove: a Houston, dove il WTI oscilla sui 78 dollari, e nelle centrali di cambio dove il peso continua a perdere terreno contro il biglietto verde. Il margine di manovra è minuscolo.
Lo dimostra la tabella pubblicata ogni giorno da Profeco: su 12.600 stazioni rilevate, solo 38 vendono la Magna a meno di 22 pesos. La maggioranza è concentrata enclave di produttori petroliferi come Tamaulipas e Veracruz, dove la logistica costa meno. Al contrario, nel centro del paese – da México a Puebla – si superano i 24,50 pesos, e nessuno sembra poter abbassare l’asticella.
Il problema non è solo il prezzo internazionale del greggio. C’è una “tassa invisibile” composta da: 1,12 peso per litro di trasporto, 0,44 di almacenamiento e 1,35 di margine lordo per i concessionari. Sommate l’IEPS (ancora parzialmente sospeso) e l’IVA, e il conto è servito: quasi il 40% di quel che pagate finisce nelle casse dello Stato o nelle tasche della catena distributiva.

Il patto da 24 pesos rischia di saltare prima dell’estate
L’accordo siglato a gennaio prevedeva un tetto di 24 pesos per la Magna e un meccanismo di “fondo stabilizzatore” da 4 miliardi di pesos. Bastava per coprire due mesi di volatilità. Siamo a metà marzo e il fondo è già prosciugato per il 63%. Se il Brent dovesse tornare sopra gli 80 dollari – scenario contemplato dalle banche d’investimento – il governo dovrebbe decidere: o svena il Tesoro per mantenere la parola data, o lascia scattare il «aggiustamento» e rompe il patto.
Intanto la inflación ricomincia a correre. Il trasporto merci è salito del 5,8% annuo, trainato proprio dal gasolio. E i produttori di ortofrutta preannunciano aumenti stagionali: «Se il diesel tocca i 30 pesos, il limone costerà 90 pesos al chilo», mi ha detto ieri un exportador di Michoacán. La spirale è servita.
La Sheinbaum ha promosso una task force interministeriale per «valutare misure aggiuntive». Traduzione: stanno studiando un nuovo contributo statale, stavolta finanziato con parte del surplus petrolifero. Ma ogni peso messo per calmierare la benzina è un peso tolto a sanità, scuole o ferrovie. Un triangolo diabolico: sovranità energetica, conti pubblici, tasche dei cittadini. Se ne può salvare solo due per volta.
Il prossimo banco di prova sarà il 15 aprile, quando le raffinerie di Tula e Salamanca entreranno nella stagione di manutenzione programmata. Si stima una riduzione del 12% della produzione nazionale. Se nel frattempo il peso non si rafforza e il petrolio non scende, la Magna potrebbe chiudere il mese a 25 pesos. Il tetto di 24 sarà solo un ricordo, e con esso la credibilità del primo grande accordo economico dell’era 4T.
Il messaggio è crudo, come il barile: senza nuova offerta interna o una scommessa seria su rinnovabili e trasporto pubblico, il prezzo alla pompa resterà ostaggio di mercati che non riconoscono confini né bandiere. Intanto, ogni litro erogato su Periférico o su Reforma è un promissory note da 23,69 pesos che il Messico sta già riscuotendo. E l’inflazione, silenziosa, fa il pieno con noi.
