La trattativa per la giunta di castiglia e león si blocca: la settimana santa ferma la corsa a mañueco

Le campane pasquali hanno fermato anche la politica. A Valladolid, mentre le confraternite mettono in scena le processioni, il cronometro della trattativa resta fermo sullo zero. Nessun incontro, nessuna telefonata, nemmeno un sms. Il candidato del PP, Alfonso Fernández Mañueco, resta in bilico: senza un accordo entro il 14 aprile rischia di dover cedere il testimone a un presidente del Parlamento che non sarà il suo.

Il silenzio delle parti

Il silenzio delle parti

È la consejera uscente Isabel Blanco, negoziatrice per il PP, a confermare la paralisi: «Quando ci saranno nuove riunioni ve lo comunicheremo». Nessuna data, nessuna roadmap. Solo un vuoto che, in politica, è già una risposta. Dall’altra parte della trincea, Vox non fa sconti. Il procuratore eletto Iñaki Sicilia gela l’ambiente: «Il 14 aprile è un mero passo formale, troppo presto per un patto». Traduzione: il partito di Abascal può far marciare Mañueco solo dopo Pasqua, magari dopo il 20, magari mai.

La posta in gioco è alta. Il PP ha 31 seggi, lontano dai 41 necessari. Serve Vox (13) o un miracolo di geometria variabile. Ma il tempo stringe: le Cortes si riuniranno tra dieci giorni e, senza un presidente della Giunta, la Castiglia e León resterà commissariata. Il salasso economico? Un milione al giorno di spese correnti bloccate, progetti europei in standby, 2.400 dipendenti pubblici con il contratto sospeso.

Intanto, nei corridoi dell’Alhondiga, qualcuno sussurra il piano B: un accordo lampo nel giorno stesso della costituzione, la loro versione del “giovedì santo” politico. Ma è solo un’eco. Perché qui, davanti ai dati, l’incredulità resta la sola certezza.