La zona euro sfida il pessimismo: cresce dell’1,5% nel 2025, il doppio delle previsioni
Frankfurt ha fatto i conti e ha scoperto che la paura del protezionismo ha trasformato le aziende europee in sprinter d’emergenza. Risultato: il Pil dell’eurozona ha chiuso il 2025 a +1,5%, una cifra che nessuno – neppure il Bce – aveva osato scommettere lo scorso marzo, quando si temeva un misero +0,9%.

Le fabbriche hanno anticipato i dazi e messo le ali
Il trucco sta tutto lì: fronteggiando l’annuncio di nuovi dazi, i capi produzione hanno accelerato le consegne verso Nord America e Asia, svuotando magazzini e riempendo i bilanci. È una tattica da guerra fredda commerciale: meglio vendere oggi che piangere domani. L’effetto domino ha spinto l’export nel semestre più alto dal 2022, mentre le famiglie – meno schiacciate da un’inflazione ormai domata – hanno ripreso a spendere.
La Bce, nel bollettino che uscirà lunedì, ammette candidamente: «L’incertezza ha ridotto la crescita potenziale di 0,3 punti, ma la resilienza della domanda ha sorpreso». Traduzione: il danno c’è, ma il sistema ha trovato un’energia che i modelli macro non prevedevano. Merito anche di Mario Draghi, direttamente o no: il 2% dei tassi fissato a metà 2024 ha smesso di strangolare mutui e investimenti, mentre i 750 miliardi di NextGenerationEU hanno iniziato a fluire su cantieri, chip e batterie.
Peccato che il lieto fine duri solo se Washington e Pechino non ricominciano a darsi battaglia. «Se i colpi di scena tariffari diventano routine, vedremo de-globalizzazione in salsa europea: catene di fornitura riportate a casa, costi più alti e competitività a rischio», avverte la Bce. Le aziende già rinviano gli ordini di macchinari, il che significa produttività ferma al palo per anni.
Il messaggio è brutale: godetevi il +1,5%, perché il 2026 potrebbe regalare un tonfo se i dazi diventano permanenza. E senza investimenti, la produttività – il vero motore dei salari – resta in terapia intensiva. Il tempo, questa volta, non è galantuomo: è un avvocato di Trump e Xi che scrive contratti in scadenza breve.
